DI GIACOMO MEINGATI
Jagger c’è.
E dalla mezzanotte di ieri sono on line due nuovi singoli da solista, pubblicati in occasione del suo settantaquattresimo compleanno.
“Gotta get a grip” e “England lost”, i due nuovi singoli lanciati dal cantante dei Rolling Stones, ci fanno arrivare la sua voce buia e ancora viva, pulsante, che vuole ancora una volta dire la sua alla Gran Bretagna, al mondo.
Su Facebook Jagger ha scritto: “Sono in fibrillazione per la possibilità di condividere nuova musica con voi! Ho scritto queste due canzoni soltanto poche settimane fa, e volevo farvele arrivare immediatamente.
La sento qualcosa che mi riporta indietro a tempi in cui si poteva essere un po’ più liberi e leggeri registrando e pubblicando i pezzi immediatamente. Godetevele.”
Ha iniziato a pubblicare musica nei primi anni sessanta, ha attraversato come un camaleonte tutta la seconda metà del ventesimo secolo, è una delle facce più note del rock, a settantaquattro anni suonati ancora balla, canta, scuote pubblici incredibili, ha disciplinato il suo fisico, la sua mente, la sua psiche con una costanza da soldato, che oggi gli da la possibilità di essere qui, lui che ne sa due o tre più del diavolo, a farsi ancora sentire.
Semplicemente Mick Jagger.
Politicamente incisiva e di grande interesse è “England Lost”, che inizia con un’armonica oscura come il cielo grigio che avvolge l’Inghilterra nel video della canzone, già pubblicato sul sito di Jagger.
“Sono andato a vedere l’Inghilterra ma l’Inghilterra ha perso”. La metafora è quella calcistica, spiega Jagger, la sua squadra, come la sua nazione, ha perso una fondamentale partita.
Ha dichiarato Jagger: “Si tratta di una squadra di calcio inglese che sta perdendo. Tuttavia, mentre scrivevo il titolo sapevo che la canzone sarebbe stata più di questo. Parla della consapevolezza di vivere un momento molto difficile della nostra storia. Parla della consapevolezza di non sapere dove ci troviamo e della sensazione di insicurezza; mi sentivo nella medesima maniera mentre scrivevo il testo della canzone. Ovviamente le parole sono scandite da una grande quantità di umorismo perché non amo nulla di troppo eccessivo, tuttavia non manca il senso di vulnerabilità caratteristico della nostra situazione come nazione. Mentre componevo “England Lost”, immaginavo di collaborare al brano con un rapper britannico … Skepta è arrivato al momento giusto e mi sono innamorato fin da subito del suo lavoro.”
Jagger tocca con forza alcuni temi caldi della politica inglese, europea e mondiale, quando nel testo afferma:
“Penso di star perdendo la mia immaginazione
Sono stanco di parlare di immigrazione
Non puoi entrare e non puoi uscire
Immagino che sia questo ciò di cui stiamo parlando”.
E il riferimento critico alla Brexit appare chiaro e quasi esplicito nel testo, quando Jagger afferma:
“Avevo una ragazza a Lisbona, una ragazza a Roma, ora dovrò rimanere a casa”.
È forte e sentito inoltre il problema della mancanza di identità, della perdita della bussola che il cantante sembra avvertire, e per la verità non solo lui, nel suo paese e nel mondo:
“Io non so cosa sia casa”.
La sua Inghilterra insomma, si chiude in una casa che però sembra perduta e indecifrabile. Di qui l’incertezza, la paura.
In “Gotta Get a Grip” c’è un patrimonio, un’eredità.
C’è tutta la selvaggia e nuda terra del Mississippi da dove, dalle mani di Howlin’Wolf, Muddy Waters, Chuck Berry, gli Stones hanno ricevuto il testimone e proiettato i primordiali riff del blues nero d’America negli stereo di tutto il mondo.
Il riff è sporco, fangoso, il ritmo è quello claudicante in cui basso e batteria sembrano incedere come due ubriachi che si spintonano, e la voce è quella solita, quella che sembra provenire dalle labbra di un grosso cobra, ipnotica, sensuale, nera.
Ma la voce di Mick ha in sé un messaggio chiaro. Il mondo ha perso la bussola, nessuno dice la verità, a governare è un manicomio.
Crisi, immigrazione, rifugiati, ISIS, creano un clima senza certezze e la gente le ricerca come e dove può, dalla meditazione, al sesso, al Cristianesimo, alla cultura di LA.
Le canzoni, come ha spiegato Jagger, sono frutto “dell’ansia e della consapevolezza di non conoscere il cambiamento politico in atto”, e ci mostrano un Jagger più vivo che mai, con una vena creativa tutt’altro che esaurita, come dimostrano anche le recenti dichiarazioni di Keith Richards, che annunciano l’inizio imminente delle registrazioni per il nuovo album di inediti dei Rolling Stones a 12 anni dall’ultimo, a Bigger Bang, ha detto Richards: “Abbiamo materiale nuovo su cui lavorare, e altro ne creeremo. Molto, molto a breve torneremo in studio”.
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