DI CARLO PATRIGNANI
A Porto Santo Stefano, in uno dei posti piu’ rinomati e ricercati, piu’ chic dell’Argentario, e’ andata in scena ‘la normalita’ assassina’: un omicidio-suicidio che forse e’ spiegabile con l’indicibile malattia mentale cancellata dal lessico psichiatrico e cultural-politico-mediatico.
La 49enne comandante dei vigili della lussuosa cittadina, Loredana Businero ha prima sparato con la pistola d’ordinanza alla testa del figlio di 17 anni e poi con la stessa arma da fuoco si e’ uccisa.
Un gesto del tutto incomprensibile per un fatto di buon senso e senza un movente che sia accettabile e passabile: non e’ stata una rapina ne’ un attentato.
Di fronte a un simile gesto – non e’ il primo che accade entro le mura domestiche – efferato, lucido, e forse progettato, non si può non rivolgersi alla indicibile, invisibile malattia mentale che sta nella normalita’, vale a dire in normali comportamenti che sembrano anche affettuosi, ineccepibili e addirittura perfetti.
Pero’ questi atti così violenti, che si ripetono nella ‘sacra’ famiglia, lasciano interdetti e senza parole, parenti e conoscenti dell’autore o dell’autrice: nessuno si e’ accorto di niente, salvo certi atteggiamenti un po’ strani, un po’ freddi e poco sociali.
Purtroppo su questo fenomeno e ‘piaga’ sociale che angoscia ne’ la cultura e la politica accendono i riflettori e neanche la psichiatria che si limita a parlare di disagio esistenziale.

 

Annunci