DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO

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Conobbi Roberto Saviano anni fa, quando, giovane e sconosciuto giornalista, venne nella mia parrocchia per il funerale di un quindicenne ucciso durante una rapina. Non avrei potuto immaginare la strada che avrebbe percorso. Il successo, le critiche, la scorta, il doversi nascondere per non essere ammazzato. Come tutti coloro che diventano famosi, Saviano è osannato e criticato; invocato e invidiato. Naturalmente non a tutti possono piacere le sue prese di posizioni, il suo portare i mali di Napoli in giro per il mondo. Saviano viene accusato da chi non apprezza o teme il suo lavoro di aver strumentalizzato la camorra per fini personali, per arricchirsi, per mantenere il vita il successo che, diversamente, tenderebbe a scemare. Non ci credo. La storia di ognuno si snoda lentamente. Una cosa è certa: la sua vita è in costante pericolo, la sua giovinezza è stata segnata per sempre. A lui sono negate quelle piccole gioie che danno forza, gioia, speranza agli esseri umani. Non è facile convivere con la scorta, espatriare controvoglia, sapere di essere osservato, pedinato, odiato da chi ha fatto della violenza e del sopruso la sua forza. Insomma, Saviano, quando rimane sul campo che gli è proprio, quello della lotta alla camorra e alle mafie, non è uno qualunque. Se poi sia un bene o un male portare sugli schermi aberranti fatti di camorra, ognuno ha il diritto di pensarla come vuole. In quanto a me posso solo dire che tante di quelle scene le ho visto dal vivo. E non una volta sola. La verità è sempre bene dirla, senza esagerazioni e senza ipocrisie. Napoli è bella e tragica. Napoli è Mergellina, Posillipo e Forcella. Napoli è storia, arte, cultura, eccellenze, ma anche degrado e disoccupazione. Napoli, come tutte le grandi città europee, è complessa e difficile. Presentarla da una sola prospettiva è sbagliato. Roberto ha fatto conoscere al mondo angoli della città che sarebbero rimasti nel buio. Gliene siamo grati. Meno famoso di Saviano è Luigi Leonardi, giovane come lui. Come lui coraggioso e lungimirante; altruista e cocciuto. Ho avuto modo di conoscere Luigi e diventargli amico. Lo apprezzo per l’ impegno alla lotta alla camorra. Gli voglio bene. Anche Luigi è sotto scorta, odiato e temuto dalla camorra. Luigi non è uno scrittore, ma un ex imprenditore cui la camorra ha rovinato la vita per aver denunciato le minacce subite, le violenze patite, le estorsioni cui doveva sottostare. Come era prevedibile, Luigi sta pagando a caro prezzo le sue scelte di libertà, di dignità. Luigi rischia la vita per tutti noi, come Roberto, come migliaia di cittadini meno noti e famosi. Questi giovani vanno sostenuti, ascoltati, apprezzati, ringraziati. Vanno amati. Attorno a loro la società, le istituzioni, la politica debbono fare quadrato, difenderli dagli attacchi violenti dei camorristi e da quelli mediatici, più subdoli ma non meno pericolosi. Questi giovani debbono stare insieme. Mai come in questo caso l’ unione fa a forza. Le loro storie debbono essere conosciute. Devono andare in giro a raccontare e raccontarsi. Saviano e Leonardi non lottano solo per se stessi, ma per noi, per i nostri figli, per il nostro futuro, le nostre città. Per la nostra libertà. La loro è una vita difficile, le loro giornate sono spesso grigie e piatte, al limite della depressione. Nemmeno un gelato, una pizza, una passeggiata sul lungomare possono gustare in santa pace. In questi giorni tra Roberto e Luigi sono nate delle incomprensioni. Può accadere, non occorre farne un dramma. Il dibattito, come era prevedibile, ha creato sui social, due schieramenti contrapposti. Pericolosi. Dannosi. Chi vuole bene a entrambi e di entrambi apprezza l’ impegno costante e coerente, soffre. Dividere è l’ arte del demonio. Dividere per confondere le idee ai semplici, per togliere vigore alla lotta comune, per perdere il terreno conquistato. La divisione svilisce l’ impegno, genera conflitti, alimenta l’ orgoglio. Non entriamo nel merito. Dopo un battibecco mediatico Luigi Leonardi scrive a Saviano: « Ciao Roberto … la vita, la scorta, non l’abbiamo scelta…l’abbiamo subita, nel bene e nel male portando avanti ciò in cui abbiamo creduto ed ancora crediamo, un paese giusto … Tu ed io, che Gomorra l’abbiamo vissuta ed ancora la viviamo sulla pelle, abbiamo il dovere civico e morale di fare rete contro il “nemico comune”. Facciamo qualcosa … discutiamone , mobilitiamoci, per tutti i “Ciro” della nostra martoriata terra». Il “ Ciro” cui accenna Luigi è Ciro Scarciello, il commerciante che ebbe il coraggio di denunciare – dopo il ferimento di una bambina di dieci anni – il degrado al quartiere Duchesca. Per aver “ parlato troppo”, Ciro, sabato prossimo, chiuderà per sempre il negozio che si tramanda da quattro generazioni. E andrà via. Sconfitto lui, sconfitti tutti noi. Se accadrà, Napoli, i napoletani, la politica cittadina, regionale, nazionale avranno perso una grande battaglia. Se si abbasseranno le saracinesche di quel negozio, sabato sarà per Napoli una giornata di lutto. Non deve accadere. Non può accadere. Spero e prego che non accadrà. Occorre rimanere uniti. Roberto, Luigi, Ciro, Benedetto, ragazzi per bene di Scampia e di Forcella, politici campani, professionisti e Chiesa napoletana, questa battaglia estenuante e nobilissima la vinceremo solo stando insieme o non la vinceremo affatto. Sapendo che il fuoco amico fa più vittime e più male dell’ artiglieria nemica. A Roberto, a Luigi, a Ciro, commossi, vogliamo ripetere il nostro grazie. Padre Maurizio Patriciello.
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