DI GIORGIO DELL’ARTI
La Camera ha approvato a larghissima maggioranza (348 a 17) l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Il disegno di legge, che porta il nome del piddino Matteo Richetti, deve passare ora l’esame del Senato per divenire legge dello Stato e dar luogo, come facilmente prevedibile, a qualche centinaio di ricorsi alla Corte costituzionale, la quale, assai probabilmente, cancellerà la legge e obbligherà a restituire i denari non versati ai parlamentari che avevano maturato il diritto.
• Ma allora come mai, sapendo che la probabilità di un frego da parte della Consulta è altissima, i deputati e tra poco i senatori, perdono tempo a scrivere un provvedimento, a emendarlo, poi a votare e intanto a litigare?
Dice Matteo Richetti, a cui la legge è intestata: «Se la corte dirà che questa legge è incostituzionale se ne prenderà la responsabilità. Una resa preventiva, però, non è possibile, altrimenti l’italia non cambia mai».
• Il vitalizio sarebbe la pensione, o una pensione?
No, il vitalizio è un’erogazione ai parlamentari che hanno concluso il mandato decisa nel 1954 e calcolata sul numero di anni passati in Parlamento e sull’età anagrafica, due parametri che sono stati variamente modificati nel corso dei decenni. Dopo il 1954, si riconobbe il diritto a un vitalizio, cioè a una rendita solo parzialmente legata ai contributi versati, anche agli eletti nel consigli regionali e ai membri italiani del Parlamento europeo. Sicché si sono dati casi di uomini politici che, oltre alla pensione, potevano incassare altre tre rendite. Una situazione di privilegio assoluto, contro cui ha fatto forte campagna il Movimento 5 stelle e che alla fine s’è concretizzato in questa proposta di legge Richetti, che li ha aboliti. Tra le mille ragioni di polemica o di contenzioso, c’è stata anche quella di chi debba intestarsi il merito della norma, se i grillini o il Pd. Grillo ieri, sicuro del fatto suo, ha indirizzato ai democratici questo messaggio: «Ma se volete andare in giro a dire che il merito è vostro, fate pure». La ragione politico-propagandistica del provvedimento è chiarissima, proprio perché, quando la legge sarà abolita, «sarà la Consulta ad assumersene la responsabilità».
• Come mai la legge sarebbe incostituzionale?
Per una ragione molto banale. Sono cancellati anche i vitalizi in essere, cioè si colpisce un diritto acquisito, vale a dire la legge Richetti pretende un valore retroattivo che è esplicitamente proibito dal nostro sistema. È divertente e significativo della mentalità con cui siamo governati che a un certo punto sulla costituzionalità o meno della legge Richetti si sia votato, e che il Parlamento abbia compattamente risposto di no, che non è incostituzionale. Allo stesso modo, deputati e senatori potrebbero essere chiamati a votare sull’esistenza di Dio… Nonostante il valore preminente su tutto di Camera e Senato, i nostri onorevoli non hanno titolo per decidere sull’esistenza di Dio e nemmeno sulla costituzionalità della legge Richetti, che sarà giudicata dai magistrati della Corte costituzionale.
• Sarei curioso di sentire il parere di qualcuno che difende questa roba dei vitalizi.
Facile. Il democratico Ugo Sposetti, l’uomo che tiene in mano il patrimonio del vecchio Pci e delle sue successive trasformazioni, parlò contro la legge in aula già nel 2015 e l’altro giorno alla Stampa ha detto: «Io non capisco questi quarantenni che non difendono il Parlamento. Sono degli sprovveduti, quello che mi spaventa è questo, l’improvvisazione senza pensare a cosa succede dopo, agli ostacoli. La politica, come disse Hannah Arendt, non è altro che un male necessario alla sopravvivenza dell’umanità. Noi dobbiamo bloccare il forte antiparlamentarismo che sento, sia nei ragionamenti dei 5Stelle sia del gruppo dirigente ristretto del Pd. E quindi protesto e sento anche il dovere di alzare la voce, perchè io non vedo in questi ultimi mesi riflessioni che portano a valori». Un ragionamento tutto politico. Altri – Tabacci, Pisicchio, Marotta – sostengono che il vitalizio era un modo per difendere l’autonomia dei parlamentari.
• Ma in definitiva di che numeri stiamo parlando?
I vitalizi, dopo che la legge sarà approvata anche dal Senato, saranno ricalcolati con il metodo contributivo. Ossia: ti riconoscerò una rendita proporzionata ai contributi che hai effettivamente versato. Gli ex parlamentari coinvolti sono 2.600 e una piccola parte di questi trarrà addiritura vantaggio dal ricalcolo, cioè gli verrà fuori un vitalizio più alto. Ma sulla storia del ricalcolo, alcuni parlamentari di diversa fede politica (Brunetta, Cesare Damiano) vedono un rischio che trascende l’eventuale incostituzionalità: estendendo il principio del ricalcolo pensionistico sulla base dei contributi effettivamente versati, potrebbero essere riviste al ribasso 20 milioni di pensioni. Un caos dagli effetti sociali inimmaginabili
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