DI GIORGIO DELL’ARTI
Macron ha deciso di nazionalizzare Stx, sia pure – dice – temporaneamente, e di mettere con le spalle al muro l’italiana Fincantieri, che, d’accordo con l’ex presidente Hollande, Stx se l’era comprata.
• Forse, bisognerebbe…
Stx è una società che costruisce navi e ha uno dei suoi cantieri più importanti a Saint-Nazaire, in Francia, nel dipartimento della Loira: 2.600 dipendenti senza considerare l’indotto. I padroni di questa Stx erano sudcoreani e gli affari gli andavano male. Decisero dunque di vendere questa Stx francese, venne fatta un’asta e lo scorso aprile l’asta fu vinta dall’italiana Fincantieri (20 mila dipendenti, 20 cantieri in 4 continenti), che prima di fare la sua offerta di 79,5 milioni di euro si fece rilasciare un via libera dall’allora presidente Hollande. Fincantieri (che ieri in Borsa ha perso il 2,6%) non ha ancora versato la somma, in attesa che si definisca meglio la composizione dell’azionariato e soprattutto in attesa delle decisioni del nuovo presidente Macron, al quale l’idea di consegnare un cantiere francese agli italiani non è mai piaciuta, e l’aveva detto anche in campagna elettorale e persino, con un cenno, durante il faccia a faccia televisivo con Marine Le Pen. Lo Stato francese aveva un diritto di prelazione sul 66,66% comprato dagli italiani, diritto di prelazione che sarebbe scaduto domani. Proprio ieri il governo di Parigi ha fatto sapere che eserciterà questo diritto di prelazione e nazionalizzerà i cantieri Stx.
• Può farlo? Non è aiuto di Stato?
Vedremo. A Bruxelles la Francia sosterrà la tesi del «preminente interesse nazionale», clausola che, se accettata, rende possibile l’intervento pubblico. È chiaro che sarà importante la qualità dell’asse franco-tedesco che dovrebbe formarsi dopo le elezioni in Germania e la vittoria eventuale della Merkel. Dal punto di vista puramente economico, gli esperti dicono che la mossa di Macron rischia di essere costosissima. I francesi parlano di «nazionalizzazione temporanea», nel senso che vogliono ridiscutere con gli italiani l’equilibrio azionario e arrivare a una suddivisione 50 e 50 del controllo. Ieri i nostri ministri interessati, cioè Padoan e Calenda, hanno detto che tutto si può discutere, ma che l’Italia non rinuncerà mai al controllo su Stx. Si presenta come una partita molto difficile e, in generale, risulta assai problematico a questo punto il nostro rapporto con Parigi, che con questo ci ha inflitto il terzo schiaffo consecutivo in tre settimane.
• Quali sono gli altri due schiaffi?
Il rifiuto di aprire i porti francesi ai migranti che puntano sulle coste italiane e il vertice con i due avversari che adesso si spartiscono la Libia, cioè el Serraj e il generale Haftar, vertice a cui l’Italia non è stata invitata e che si è concluso con un accordo di stabilizzazione, cioè con la promessa di elezioni che facciano uscire la Libia dalla quasi guerra civile in cui si trova. El Serraj, che guida il governo di Tripoli, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, ha smorzato un poco l’umiliazione venendo mercoledì scorso a Roma e chiedendo a Gentiloni di mandare la nostra marina militare in Libia per frenare gli scafisti e il loro commercio di esseri umani. Intanto i francesi, attestati sul Niger, cioè nel sud della Libia, lasciano passare e anzi aiutano le migliaia di migranti diretti verso le coste libiche e intenzionati alla traversata verso l’Italia. Se non temessi di adoperare parole troppo forti, mi spingerei quasi a dire che Parigi è un nostro nemico.
• Come si spiega?
Uscito il Regno Unito dalla Ue, la Francia si propone come partner privilegiato degli Stati Uniti per le politiche di sicurezza e antiterrorismo in Europa. Le lodi di Trump alla politica libica del nostro ministro Minniti hanno fatto risuonare all’Eliseo un campanello d’allarme: in Libia, coerentemente con l’azione di Sarkozy che rovesciò Gheddafi, vogliono comandare loro, e infatti appoggiano, d’accordo con l’Egitto, il generale Haftar, che domina in Cirenaica. Il contrasto franco-italiano è inoltre un aspetto della contrapposizione, in campo sunnita, tra Emirati Arabi Uniti e Qatar. Noi siamo impegnati, con Fincantieri, a costruire praticamente da zero tutta la marina del Qatar e a consegnarla entro il 2022, anno dei Mondiali di calcio. Gli emiratini, per questa parte nostri nemici, hanno suggerito e reso possibile a Macron l’incontro con el Serraj e Haftar. La nazionalizzazione di Stx, con la sua carica di aggressività anti-italiana, è un tassello che va inserito in questo mosaico.
• Che cosa possiamo fare?
Agire in Europa aumentando la nostra, per ora scarsa, credibilità. Individuare bene, con la partecipazione di tutte le forze politiche, qual è l’interesse nazionale del Paese e perseguirlo senza timidezze e senza buffonate. Rafforzare la linea Minniti, di parlare in Libia con le tribù locali e con i rappresentanti di governo. Non si tratta tanto di scontrarsi su singoli dossier, ma di esser capaci di opporre a un sistema Paese funzionante – quello della Francia – un sistema paese altrettanto funzionante
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