DI ANGELO DI NATALE
Per Joseph Stiglitz – allievo di Franco Modigliani e premio Nobel per l’economia nel 2001, collezionista di lauree ad honorem in Italia, il paese che più di ogni altro ne disattende i precetti – <<la guerra moderna mira ad eliminare il contatto umano: sganciare bombe da un’altezza di 15 mila metri permette di non sentire quello che si fa. Come in economia: dalla lussuosa suite di un albergo si possono imporre, tranquilli come bevendo un caffè, politiche che distruggeranno la vita di molte centinaia di milioni di persone, ma la cosa lascia tutti piuttosto indifferenti, perché nessuno le conosce>>.
In queste parole, meglio e più che in qualunque saggio scientifico, c’è l’amara realtà di questi decenni. Una realtà prodotta dal neoliberismo, affermatosi sulla spinta delle ricette anni ’80 di Reagan e Thatcher i quali snaturarono il capitalismo precedente annunciando un nuovo miracolo economico attraverso l’indebolimento dei sindacati, la concessione di totale libertà alle imprese e l’alleggerimento delle leggi anti-trust. Questo avrebbe dovuto dare al mercato maggiore autonomia rispetto alla politica, più libertà ai privati e come conseguenza la massimizzazione della ricchezza della nazione.
Il tutto doveva essere realizzato assolutizzando l’idea di mano invisibile di Adam Smith e applicando la teoria dello sgocciolamento (“trickle down”).
La prima teorizza che qualora l’economia venga lasciata indisturbata dalle interferenze statali essa si autoregola, quasi come guidata da una mano invisibile, sicché le necessità imposte dalla concorrenza di mercato producono sempre come risultato gli effetti più giusti e preferibili per la società.
La seconda è l’idea secondo cui la ricchezza accumulata dalla fascia più alta della società debba obbligatoriamente almeno in parte “sgocciolare” verso le parti più povere, così che la ricchezza del singolo indirettamente venga trasmessa all’intera società.
E’ avvenuto esattamente il contrario, non solo nel senso che quelle gocce non sono mai cadute verso il basso o, se cadute, sono state inghiottite dal deserto nel frattempo formatosi a valle, ma, soprattutto, che quel “lago artificiale” di ricchezza esagerata nelle mani di pochi costruito ad alta quota si è realizzato prosciugando il mare sottostante nel quale nuotava, ed ora annaspa e affoga, l’umanità viva e produttiva dei paesi più avanzati e i vasti gruppi sociali che ne erano il ceto medio.
Perciò Stiglitz, commentando sul Guardian la situazione inglese dopo le elezioni di giugno, ha scritto che il neoliberismo è fallito e, con l’Austerità, “sta esalando il suo ultimo rantolo di morte” (“its death rattle”).
Gli ingenti tagli al pubblico che hanno paralizzato settori importanti dello stato (sanità sicurezza ed educazione) e l’incendio di Grenfell che ha fatto perdere la vita a molte persone, lasciandone molte altre senza un posto dove vivere, hanno portato sempre più inglesi a considerare il neo liberismo in modo negativo, fino al punto che ad oggi almeno in Inghilterra esso sembra prossimo ad essere superato.
Queste non sono analisi di routine, ma il segno chiaro di una svolta profonda.
La prova del fallimento delle ricette neo liberiste si forma ed è visibile in modo netto dove tutto era cominciato, l’Inghilterra appunto, patria del capitalismo e motore, pertanto, della sua degenerazione: il capitalismo finanziario e il liberismo sfrenato, una specie di mostro creato dalla combinazione di tre fattori: tecnologia, globalizzazione, finanziarizzazione dell’economia.
Ora è evidente che dopo anni di applicazione di tali principi economici, questi, invece di favorire gli effetti sperati di ricchezza e crescita previsti dai vari Von Hayek, Friedman e Nozick, hanno prodotto solamente maggiore ingiustizia e diseguaglianza. L’indebolimento dei sindacati ha significato una progressiva perdita di reddito e di diritti per i lavoratori, che si ritrovano ora inermi davanti ai propri datori di lavoro, da cui dipendono per sopravvivere e davanti ai quali possono vantare unicamente il diritto di licenziarsi, reso particolarmente inutile dal fatto che il posto di lavoro serve loro per pagare le bollette, l’affitto e il cibo in tavola, quando basta e non sempre accade, per la propria famiglia.
Similmente l’indebolimento delle leggi anti-trust ha permesso che progressivamente le maggiori società di capitali potessero aumentare il proprio potere a dismisura formando gigantesche concentrazioni, fino al punto che al giorno d’oggi molti settori sono controllati da tre o quattro imprese che divorano ogni loro rivale sul mercato instaurando una sorta di dittatura economica a cui le altre aziende per sopravvivere devono sottomettersi: nel mondo della finanza e tra gli internet provider gli esempi sono chiari.
Inoltre provvedimenti simili hanno permesso ai dirigenti delle grandi compagnie di ridistribuire il guadagno a propria discrezione, così che sono stati destinati sempre meno fondi per la ricerca e gli stipendi dei dipendenti a solo vantaggio del singolo dirigente che invece vede il proprio stipendio decuplicato e spesso centuplicato.
Marchionne come dirigente Fca ha uno stipendio di più di 200 volte superiore al suo predecessore Valletta.
Questo atteggiamento politico ha prodotto disastri come l’incendio di Grenfell, una tragedia figlia dell’egoismo, dalle decisioni di politici sempre più distaccati dalle persone comuni e dai loro problemi. Le contromisure richieste dai mercati, il mondo composto da numeri, probabilità, previsioni e speculazioni, orbitanti attorno a formule economiche, con una forza pari o superiore alla forza di gravità schiacciano sotto il loro peso le decisioni dei politici e con loro le persone che rappresentano.
Priorità della politica non è più tutelare le persone che tenta di rappresentare con provvedimenti che influenzino direttamente le loro vite, il loro lavoro, la loro sfera privata: quella è responsabilità del singolo e del suo merito, quasi in spirito luterano, mentre compito del governo è proteggere il proprio potere economico, così che i propri cittadini se ne possano giovare indirettamente, dimenticando che invece quelle persone potrebbero non riuscire neanche a godere dei benefici del mercato dal momento che non posseggono i mezzi per farlo, e nel caso dei residenti di Grenfell neanche un posto sicuro dove vivere.
L’incendio che ha colpito Grenfell dovrà essere annotato nei libri di storia come un fatto, tragico, dopo il quale, nulla più è stato come prima, per i colpi decisivi inferti al neoliberismo cadente.
E ciò non tanto perché siano morte 80 persone, ma per il motivo per cui il fuoco è divampato così rapidamente avvolgendo in pochi minuti l’intera torre e trasformando un piccolo inconveniente in una tragedia di tali proporzioni.
Il materiale con cui era stata costruita la torre era di bassa qualità: il rivenditore Reynobond infatti offre tre tipologie di pannelli esterni due dei quali anti incendio mentre il meno costoso con nucleo in plastica non è ignifugo. Il governo nel progettare la torre ha utilizzato il meno costoso, venduto a 22£ per metro quadro. Le rivestiture anti-incendio sono state utilizzate solo per il piano terra dell’edificio, dove non abitava nessuno, mentre ai rimanenti piani della torre sono stati applicati pannelli scadenti e non predisposti a far fronte a un evento come quello accaduto a Grenfell, scongiurabile con una spesa minima di soli 2 pound in più per metro quadrato, costo della versione anti incendio.
Ma la cosa ancora più grave è che l’incendio di Grenfell non è stato frutto del caso: da anni ormai venivano segnalate al governo le irregolarità della torre, e già dal 2014 esperti di sicurezza edilizia avvisavano il governo che il materiale isolante scelto non avrebbe scongiurato una tragedia del genere. Ciò nonostante il governo allora in carica, di cui Theresa May era ministro dell’interno, aveva fatto orecchie da mercante, promettendo di velocizzare i tempi per una nuova regolamentazione della sicurezza contro gli incendi, ma nella realtà dei fatti disinteressandosi del problema.
Già nel 2009 dopo un incendio a Lakanal House nella parte sud di Londra il governo aveva promesso nuove regolamentazioni per la sicurezza entro il 2013 che però ha continuato a procrastinare fino ad oggi. La colpa del governo è inconfutabile come dimostrato dalle molte lettere di avviso mandate dall’ “All-Party Parlamentary Fire Safety and Rescue Group” (un gruppo parlamentare trasversale che si occupa delle politiche relative ai casi di incendio) al governo, mesi precedenti alla tragedia, che furono tuttavia ignorate. In queste lettere, alcune delle quali rese pubbliche dalla Bbc, il gruppo parlamentare trasversale per la sicurezza contro gli incendi si esprimeva con parole dure verso l’amministrazione, intimandole di agire per riportare l’edificio in sicurezza. In una di queste lettere il gruppo affermava, con parole tristemente premonitrici, che “non si può aspettare che avvenga un’altra tragedia”. Ronnie King, ex comandante dei pompieri e oggi parte del gruppo parlamentare, dichiara: “abbiamo speso quattro anni dicendo al governo ‘ascoltate, noi abbiamo delle prove, vi abbiamo fornito delle prove, c’è un’opinione pubblica condivisa sulla questione, dovreste iniziare a fare qualcosa” ma anche questo non è bastato a persuadere il governo a prendere contromisure al riguardo. Il governo inglese deve considerarsi colpevole dell’accaduto e prendersi le sue responsabilità invece di sviare l’argomento. Molti ministri erano a conoscenza dei pericoli in caso di incendio che comportava la regolamentazione vigente e ciò nonostante non hanno fatto nulla per cambiare la situazione, anzi quando l’anno scorso Corbyn propose una mozione per rendere le case inglesi più sicure contro gli incendi questa fu bocciata dai Conservatives.
Sembra che per non aumentare la spesa pubblica i governi siano disposti a pagare il prezzo del pareggio di bilancio anche con le vite dei loro cittadini, quelli poveri che sia chiaro, fedeli al principio che toccare il portafogli di un ricco comporti un danno per tutti, mentre il sacrificio di un povero comporti un danno solo per il singolo, dimenticandosi che la società è composta da una moltitudine di singoli individui, e lasciarne indietro alcuni significa lasciare indietro la società stessa (quella società che la Thatcher pensava non esistesse). L’obiettivo di ridurre la spesa pubblica il più possibile non ha solo causato il disastro della Grenfell Tower ma ha anche fatto sì che settori fondamentali della società come sanità sicurezza ed istruzione, stiano oggi passando un periodo di crisi profonda per i pochi fondi ricevuti.
I tagli applicati al settore della sanità hanno generato una grande crisi nell’NHS (national Health service) che ormai non riesce a far fronte ai bisogni del sempre più crescente numero di pazienti che in casi limite vengono lasciati anche ore ad aspettare sofferenti sui lettini nei corridoi degli ospedali che si liberi una stanza dove possano essere somministrate loro le cure necessarie.
Quelli all’istruzione in certi casi hanno costretto i presidi degli istituti a chiedere in via non ufficiale soldi ai genitori degli studenti così che le lezioni potessero proseguire adeguatamente e in condizioni accettabili. Il neo liberismo, nello specifico la forma che sembra aver preso in questa fase di crisi finanziaria, viene sempre più spesso associato alla parola austerità, e proprio in questa sua forma mostra il suo lato peggiore.
Infatti, in un periodo di crescita economica l’atteggiamento disinteressato dello stato verso la vita dei cittadini non viene percepito come un atteggiamento austero, al contrario esso sembra un fattore positivo che permette più autonomia per la crescita individuale. Ma in un periodo di crisi le fasce più deboli della popolazione necessitano di istituzioni statali che le tutelino, almeno in parte, dagli effetti della recessione, e qualora lo stato si ostini a lasciarle in balia di loro stesse, questo non può che essere considerato autoritario e austero.
Austerità è una parola sempre più usata nel linguaggio corrente per descrivere l’atteggiamento severo di governi e capi di stato che diminuiscono la spesa pubblica a discapito dei cittadini che si vedono lasciati a se stessi, quasi come – è l’immagine che Stiglitz ed analisti della sua scuola amano utilizzare per descrivere la realtà – un padre severo che cerca di educare il figlio lasciandolo a se stesso a risolvere i propri problemi. Paradossalmente l’austerità tipica dei padri di famiglia fino ai primi anni del 1900 sembra essersi fatta potere politico, mentre le famiglie se ne sono in gran parte liberate, instaurando rapporti più rilassati con i propri figli, diventando cioè sempre “meno austere”: cercando di aiutarli, non di comandarli, dando loro fiducia, sostenendoli a inseguire i propri sogni ed essere indipendenti in un futuro prossimo.
L’Inghilterra per tutte queste ragioni sembra comprendere questa necessità, come dimostrano il successo elettorale di Jeremy Corbyn artefice di un programma fortemente socialdemocratico del Labour senza precedenti almeno dal 1973, ma anche le recenti dichiarazioni di molti MP Conservatives i quali promettono che ”l’ultimo taglio verrà fatto all’austerità stessa”, affermando che il pubblico necessita di nuova liquidità e quindi maggiori investimenti, a discapito del pareggio di bilancio che finalmente viene messo in secondo piano.
Per la prima volta viene proposto un incremento alle tasse pagate dalle grandi corporazioni anche da parte di esponenti di spicco del partito conservatore. Ciò sembra mostrare con chiarezza come diminuire il regime di austerità sia diventata una necessità politica che ogni leader di partito, di destra o di sinistra, deve comprendere per avere anche solo una piccola speranza di aggiudicarsi il favore della maggioranza dei votanti nelle prossime elezioni, che potrebbero arrivare presto considerata la navigazione difficile di Theresa May.
La rottura con il regime di austerità implica indirettamente anche la rottura con il neoliberismo. Infatti, qualora lo stato intervenga nell’economia, tassando maggiormente i ricchi, o tutelando maggiormente i diritti dei più deboli a discapito dell’autonomia del mercato – che secondo i principi neoliberisti si dovrebbe autoregolare – inevitabilmente si rifiuta anche il concetto di mano invisibile e si constata l’infondatezza della teoria dello sgocciolamento. Se quest’ultima fosse vera, l’aumento dei profitti che le grandi corporazioni hanno avuto in questi ultimi anni si sarebbe dovuto ridistribuire nella società, cosa che evidentemente non è avvenuta, visto che la povertà è cresciuta di molto, fino al punto che ormai per far fronte ai sempre più crescenti bisogni del popolo impoverito, un incremento delle tasse per i più ricchi sembra essere diventato necessario un po’ a tutti, Labour e Conservatives.
Questo non vuole dire che anche i Conservatives vogliano abbandonare l’austerità completamente ma che almeno abbiano capito la necessità di ridimensionarla drasticamente.
Ne è la prova la proposta del ministro dell’istruzione, conservatore, che a seguito dell’immenso numero di lettere di protesta inviate al governo da insegnanti e presidi, per le condizioni disastrose in cui si trova la scuola pubblica inglese per i troppi tagli applicati negli anni, ha dovuto promettere un aumento ai fondi destinati all’istruzione, così che anche coloro i quali non possono permettersi di pagare una scuola privata abbiano la possibilità di ricevere un’educazione adeguata.
Anche i Conservatives quindi hanno capito la nocività in termini di voto di un regime di austerità. In virtù di ciò si prevede che per le prossime elezioni i Conservatives si presenteranno con un programma di governo molto meno “austero”, se non vogliono andare incontro a un suicidio politico: dopo lo shock di Grenfell Tower e gli altri disastrosi esempi, un programma politico che facesse dell’austerità la propria bandiera verrebbe visto come un veliero che fiero fa sventolare dall’albero maestro – altra immagine cara nella scuola di Stiglitz – la bandiera pirata. Un buon motivo per tenersene alla larga!
Perciò i Conservatives saranno obbligati a spostarsi su una linea politica socialmente meno dura, in qualche misura più “aperta” alla protezione sociale, in una direzione su cui, in campagna elettorale, aveva insistito proprio Corbyn, cosa che potrebbe rivelarsi molto negativa, e probabilmente fatale per i Tories.
In fondo, come il periodo blairiano era terminato nel momento in cui la destra aveva ricominciato a presentarsi come un vero e proprio partito conservatore, cioè a “fare la destra” (in presenza della quale non vi era più motivo per votare la versione moderata di Blair, essendo il partito conservatore assai più credibile di quella falsa sinistra che faceva politiche di destra senza dichiararsi tale), allo stesso modo ora la vera sinistra di Corbyn potrà mettere in scacco l’infiacchita destra conservatrice costretta a compromettersi con politiche sociali moderate. Allo stesso modo di allora, e in ordine simmetricamente rovesciato, qualora i Conservatives si spostassero sul terreno di gioco di Corbyn, cercando di dichiarare l’Austerità finita anche se ancora presente e parzialmente operante, finirebbero per lasciare al Labour un vantaggio competitivo fondamentale, certificandone l’egemonia politica e culturale e aprendo loro la strada alla vittoria in caso di nuove, possibili a medio termine, elezioni generali.
Quella che viene dall’Inghilterra è una lezione autentica e profonda per l’Italia e l’Europa. La stragrande maggioranza delle persone ha bisogno di politiche di sinistra. Ma, soprattutto e ancor più, ha bisogno che a proporle siano partiti, movimenti, leader, personalità e ceto politico per nulla compromessi con il tradimento che, nel loro nome, una sinistra falsa – o quanto meno troppo debole, confusa e collusa – per troppo tempo ne ha perpetrato.
Che siano adesso i tories a scimmiottare politiche di sinistra, come i laburisti hanno fatto con quelle di destra.
In Italia serve un Corbyn e se non c’è, bisogna inventarlo: purchè radicale sulle ricette di Stiglitz e Keynes, credibile, coerente, capace di visione del futuro. Ci sono milioni di elettori che non aspettano altro.
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