DI CECILIA CHIAVISTELLI
Vincenzo Malinconico, di professione avvocato – all’anticamera di reddito di cittadinanza – ha idee precise, o quasi, su tutto. Di sicuro non ama i tassisti, o almeno ne ha un sacro rispetto ma al negativo. Le sue teorie sono così ben esposte, non a caso è un avvocato, che alla fine ci convince. La sua vita è una composizione abbastanza varia di amici, ex compagni di scuola, colleghi e situazioni personali e professionali che potrebbero appartenere alla sfera delle nostre realtà. Gesti, incontri e pensieri che si possono riscoprire nella nostra quotidianità magari meno velati da quella sottile punta ironica e ilare che trasforma un semplice fatto in una divertente storia condita con colorate descrizioni. Diego De Silva in “Divorziare con stile” Einaudi Editore, Collana I Coralli, dalla prima pagina all’ultima, ha la capacità di farsi leggere con il sorriso sulle labbra e con qualche gustosa risata sempre mantenendo uno stile vivace e brillante. Anche nelle descrizioni più banali ci regala delle spiritose versioni, a rischio riso, come quando il suo collega ed ex compagno universitario distrugge la moto di Pestalocchi, giudice di pace – edizione limitata del perfetto aguzzino -. Oppure il primo incontro con la sua cliente, il suo caso di divorzio, Veronica Starace basta Tarallo, moglie del grande avvocato Ugo Starace Tarallo, dove tra pensieri grottescamente umani si infila in una situazione ridicola. La caratteristica professionale che lo accompagna è sempre una scivolosa sconfitta anche nei casi evidenti di clamoroso vantaggio.
Una filosofia umoristica distribuita già al mattino in compagnia di Alfonso gatto: “Uno dei privilegi dell’essere single (che basterebbe da solo a motivare la scelta), è non avere nessuno che ti rivolge la parola quando ti alzi al mattino. Chiunque ne abbia fatto esperienza dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza, sa quanto quella solitudine sia impagabile. Sono soprattutto i primi quindici-venti minuti di riemersione dal sonno… che controindicano ogni relazione umana; eppure sono proprio quei quindici-venti minuti quelli in cui si diventa più facilmente oggetto di recriminazioni e richieste che intossicano la giornata e causano quel malumore che si coglie sulle facce già incazzate della gente che va al lavoro”.
Mentre porta avanti la causa di separazione della bella Veronica, Malinconico ritrova i suoi compagni di studi in una spassosissima cena, poi è invitato a pranzo dal ricco e spregiudicato Tarallo marito di Veronica che tenta di corromperlo offrendogli cinquanta milioni esentasse per abbandonare l’incarico. Vincenzo rifiuta deciso i soldi aprendo una battaglia senza esclusioni di colpi, tra l’avvocato di successo e lui, sfigato di turno. Ma “Che cosa fa il destino quando gioca? Nega se stesso. Smentisce le previsioni. Rovescia. Si accanisce sui vincitori, li disarma e li consegna ai perdenti”.

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