DI PAOLO DI MIZIO

L’Atac, l’azienda municipalizzata che gestisce il servizio di autobus a Roma, è un altro carrozzone che contribuisce a caricarci di tasse. L’azienda, essendo appunto una municipalizzata, è controllata dal comune di Roma, quindi adesso dal M5S e dalla Raggi.
Sapete quali sono i numeri dell’Atac? In un anno movimenta circa un miliardo di persone. Basterebbe ottenere appena un euro l’anno da ognuna di quelle persone e l’Atac potrebbe giovarsi di un introito annuo di un miliardo di euro. Invece l’Azienda incassa, indovinate, soltanto 400 milioni l’anno. Sapete quanto costa mantenere il personale, solo il personale? 500 milioni di euro l’anno. Per non parlare di tutte le altre spese: acquisto dei mezzi, officine, manutenzione, acquisto gomme e pezzi di ricambio, manutenzione ordinaria e straordinaria, ecc. Come stupirsi che l’Atac sia sull’orlo del fallimento, da vent’anni?
Per sanare i conti, naturalmente, si ricorre alle tasse. Quindi i mancati incassi li pagano migliaia di cittadini che non usano mai l’autobus, e li pagano sotto forma di addizionale comunale, per non parlare di altri balzelli, come per esempio l’immondo far cassa con le multe stradali. Eppure, la sindaca Raggi si oppone alla privatizzazione dell’Atac e si è detta contraria a un referendum popolare per il quale si stanno raccogliendo le firme in questi giorni.
Volete un altro esempio di mala amministrazione di tutti i partiti che hanno governato Roma, compreso adesso il M5S? Eccolo: l’Ama, il servizio della nettezza urbana. L’amministratore delegato uscente ricordava giorni fa che da vent’anni l’azienda cerca di imporre la timbratura del cartellino da parte dei dipendenti. Non c’è stato nulla da fare. Non si timbra. Impossibile sapere chi va a lavorare e chi non ci va, e a che ora ci va e a che ora esce.
Si lamentava l’amministratore delegato: “Mi dite come si può gestire un’azienda che lavora sui turni senza che i dipendenti timbrino il cartellino?”
In effetti sembra inconcepibile in qualsiasi altro Paese del mondo, tranne forse la Grecia che su queste cose ci fa concorrenza. Un’azienda privata imporrebbe la timbratura del cartellino fin dal primo giorno. Ma sull’argomento tace tutto il mondo politico romano e non romano, e più di tutti adesso tace il M5S che ha l’onere di amministrare Roma. Che differenza c’è allora tra il M5S e gli altri partiti? Ma l’onestà e il rispetto dei doveri e dei diritti non era un pilastro fondante della politica dei cinquestelle?
Non vorrei infierire con un’esperienza personale, ma quando lavoravo nei turni di notte del telegiornale spesso la sera, all’ora di cena, uscivo e andavo in un bar tavola calda vicino alla redazione, su via Ostiense, a mangiare un panino. Trovavo sempre una squadra di netturbini, in genere per metà donne, quasi tutte azzimate, truccate, pettinate alla grande come dovessero andare a una cena di gala. Mangiavano tramezzini e cornetti, bevevano cappuccini e soprattutto telefonavano tanto (quasi tutte avevano più di un telefono cellulare). I loro camion della nettezza urbana parcheggiati fuori dal bar in doppia fila.
Be’, niente di male, direte voi: sono lavoratori e lavoratrici che prima di andare al lavoro mangiano qualcosa. Non è proprio così. Finito il mio turno di lavoro, verso le 2 di notte, spesso ripassavo al bar per comperare i sigari o bere un caffè. Ebbene la stessa squadra di netturbini e netturbine era ancora lì, dopo cinque ore, le donne sempre azzimate e truccate, sempre al telefono (se no, come trascorrere il tempo), i camion sempre parcheggiati lì fuori in doppia fila.
Quindi lo capisco bene che molti dipendenti (o tutti?) dell’Ama non vogliano timbrare il cartellino, perché di sicuro è più comodo prendere lo stipendio seduti al bar che non lavorando per strada con la ramazza, nel freddo e nella pioggia. Anche i loro stipendi li paghiamo con le nostre tasse, con le contravvenzioni stradali e con le altre varie vessazioni fiscali che ci vengono imposte a man bassa. Almeno pulissero bene le strade, quando le puliscono. Ma come sono ridotte le strade di Roma lo vedete anche voi, no?
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