DI FRANCESCO ERSPAMER
Oh madonna, non lo sapevo che tre parlamentari fossero stati ammazzati a colpi di pistola. No? Non sono stati ammazzati? Niente armi da fuoco? Bè, feriti gravemente a sprangate o manganellate. Neppure? Niente armi improprie? Solo qualche pugno e calcio all’automobile, loro appena un po’ di insulti? Ma guarda, dai titoli dei giornali e dall’oltraggio espresso da tanti intellettuali pensavo che ci fosse stata una strage. Invece è solo un altro esempio dello svuoltamento del linguaggio perpetrato dai media al servizio delle multinazionali per trasformare la politica in gossip e la lotta sociale in indifferenza e rassegnazione.
La violenza è una cosa seria e usare lo stesso termine per definire qualsiasi protesta non educata e che magari provochi danni limitati alle cose, significa accettare la retorica del potere, che vuole il monopolio della forza e pretende che ai suoi abusi si risponda solo con inutili petizioni o innocui post su facebook (senza parolacce, se no scatta la censura). Molto comodo.
Non ho alcuna simpatia per i fanatici che si oppongono ai vaccini (e neppure per i fanatici che impongono i vaccini) ma difenderò sempre il diritto della gente di manifestare con rabbia contro i politici e contro i ricchi, e anche di insultarli e di aggredirli; senza usare violenza, al massimo spintoni, schiaffi e volgarità, che sempre nella Storia (sino all’avvento del buonismo liberista) sono state forme moderate di contestazione ed espressione popolare di dissenso, a evitare che l’arroganza senza freni dei potenti portasse a tensioni non più controllabili e a vere violenze.

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