DI MICHELE PIZZOLATO
E così Alfano “tornerebbe” da Berlusconi … ma quando mai se ne sarebbe andato? La storia di questa legislatura è chiara. Il PD di Renzi ha potuto fare il brutto e il cattivo tempo perché dall’altra parte c’era Berlusconi a garantire la stabilità di governo: con il PD di Letta e Bersani, Berlusconi era in maggioranza di governo, poi col patto del nazareno renziano.
C’era un problema su un voto di fiducia o su un passaggio parlamentare insidioso? Assenze strategiche di Forza Italia. Non erano sufficienti o spendibili le assenze? Ecco pronti: prima Alfano, poi Verdini a venire in soccorso al governo del PD renziano.
Renzi, dopo le europee, si è montato la testa: ha iniziato a pensare di essere uno statista e di avere in mano il paese.  Ha fatto una forzatura clamorosa con le riforme costituzionali e la legge elettorale, mettendo in crisi il rapporto con Forza Italia (che temeva il voto e l’Italicum).
Ha fallito miserrimamente il gioco di forza, sia perchè la riforma faceva obiettivamente pena, sia perchè nella forma e nella legge elettorale era vissuta come un tradimento da Berlusconi, suo alleato. Una batosta colossale: partecipazione record e un NO al 60%, nonostante giornali, TV ed establishment schierati per il SI. Renzi cade, di lui Berlusconi non si fida più. E dopo Renzi, a garantire il patto di ferro del PD con Berlusconi, sale Gentiloni.
Renzi, dopo la batosta, dimostrando meno dignità politica di Bersani (che dopo la non vittoria se ne va) si ricandida alla segreteria. Viene eletto da un PD oramai ridotto a minoritario circoletto di fan renziani. Bersani e i suoi escono, ma Renzi, sempre più emulo di Berlusconi, trova con Pisapia il suo Alfano: stampella esterna del PD.
Ed eccoli pronti: PD – FI – Pisapia e cespugli, pronti ad allearsi alle prossime politiche. Ragazzi, sono sempre loro. Lo stesso identico governo da 30 anni…
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