DI LUCA SOLDI

 

 

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Ci provano i giovani di Libera ad andare contro le mafie, oltre i banchi di scuola, oltre le parole di rito. Lo fanno a Bitonto, ad una manciata di chilometri da Bari, rincorrendo il sogno di un mondo migliore. Ma è accaduto che la gioia, il clamore di veder ricevere in affidamento l’appartamento di un boss locale, un bene sequestrato grazie alle norme sulle proprietà mafiose destinate poi ad istituzioni ed onlus, ha disturbato.
Non il boss o la sua famiglia, ma bensì gli altri condomini che abitano in quel palazzo al centro della polemica.
Alcuni di loro infatti non hanno apprezzato per niente il clamore con cui l’azione è stata messa in campo, né tantomeno la goccia che ha fatto traboccare il vaso: lo striscione appeso al davanzale del balcone che celebrava quella piccola vittoria. E così quei condomini hanno deciso di protestare in maniera forte, sia con Libera, sia con il Comune colpevole di aver dato a quei giovani “cattivissimi” un pezzo della tranquillità che esisteva al tempo in cui l’appartamento era in mano al boss.
Una differenza di visione non nuova, non tipica solo del sud, basti pensare che a Prato, a pochi chilometri da Firenze, pochi mesi addietro, in un condomino, anche questo con un appartamento sequestrato alla mafia, gli inquilini erano scesi in strada a protestare per la sola voce che era circolata della destinazione ad uso sociale del bene.
Dunque a Bitonto, in una città tutt’altro che immune, nel corso della sua storia recente da infiltrazioni mafiose, e’ andato in scena un ennesimo attacco ad un sentimento che trova fatica a prendere campo quando si passa dalle parole ai fatti. In fondo quando l’appartamento era in mano ai mafiosi il condominio era tranquillo, le quote condominiali venivano pagate regolarmente, nessuna scenata nel corso delle poche riunioni, così sicuramente avranno pensato gli altri inquilini nel protestare contro quei giovani così fuori dalla realtà.
Certo le premesse, con l’affidamento dell’appartamento non erano delle migliori.
Nelle settimane passate, ragazzi di Libera, nel barese, oltre alle attività nei campi (qui ci sono ben 15 fondi agricoli confiscati), si erano dedicati alla sistemazione dei due immobili assegnati all’associazione L’Anatroccolo, sottratti ai boss e riconvertiti per scopi sociali.
Appartamenti, come succede spesso che nel frattempo erano stati letteralmente vandalizzati e comunque in uno stato di forte abbandono. In uno dei due appartamenti la onlus legata a Libera aveva deciso di sistemarci un bed and breakfast gestito da diversamente abili, mentre nell’altro, quello della contestazione, ricevuto in concessione gratuita per nove anni in una palazzina di via Muciaccia, sarebbe nato un progetto di vita autonoma per cinque disabili, come appartamento-famiglia. Alla conclusione dei lavori di sistemazione, alla fine del loro impegno, i ragazzi di Libera avevano così deciso di appendere uno striscione con la scritta decisamente simbolica: “Ieri mafia, oggi Libera, domani liberi”.
Ai condomini che già si preoccupavano per la venuta di nuovi e “pericolosi” inquilini, per il clamore, per l’eccessiva confusione, e’ parso davvero troppo e così sono corsi in Comune per protestare proprio contro quel telo: “Danneggia l’immagine della palazzina” hanno detto, minacciando anche di restare ad oltranza in municipio fino alla rimozione della scritta per poi essere ricevuti da un assessore. Ma non hanno trovato sponda.
A denunciare il fatto come un segnale decisamente negativo ci ha pensato lo stesso sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, vicepresidente nazionale dell’associazione dei comuni antimafia di Avviso pubblico:
“Un danno all’immagine per un messaggio contro la mafia? – il suo commento- O il danno all’immagine vero era essere nello stesso condominio di un boss mafioso senza (magari) denunciare nulla? C’è molto da fare perché in questo campo culturale, diciamolo pure, non abbiamo fatto abbastanza. In nessun periodo politico. Io mi vergogno per tutti, anche di me stesso. Rialziamo la testa e seguiamo quei ragazzi. L’esercito che ci salverà sono sempre loro”. E poi ha aggiunto, in una nuova dichiarazione: “Il chiasso e qualche problema possono capitare e qualche lamentela è comprensibile. Ma per quanto riguarda quei condòmini che hanno protestato per lo striscione, mi rendo conto sempre più che il problema è prettamente culturale ed è nostro dovere impegnarci ancora di più per cambiare certe mentalità”.
Secco il commento ch’è arrivato anche da Libera: “Certamente i condòmini che si sono lamentati non appartengono a famiglie mafiose, ma evidentemente non hanno apprezzato tutta quella pubblicità involontaria. Che invece è stata utile – ha commentato il referente pugliese dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti, Mario Dabbicco – in modo che il territorio sapesse che lì si stava facendo un campo di Libera e che quello è un bene confiscato. Abbiamo spiegato che non volevamo creare problemi, ma in fondo parliamo di un telo che è stato lì per due giorni, volevamo dare un segno al territorio. Purtroppo questa è la conferma che molti italiani provano fastidio ad avere fastidio”.
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