DI GIULIETTO CHIESA
https://alganews.wordpress.com/

Una accurata analisi dei dati oggettivi (e verificabili) dimostra che tutta la stori (storiella, storiaccia, fake-news) del cosiddetto Russiagate fu (è) una colossale menzogna.

Da mesi il mondo intero viene menato per il naso (dai servizi segreti USA, dalle “presstitutes” americane e da quelle europee, dai sostenitori di Obama e Hillary) mediante una campagna ordita di false informazioni e accuse contro la Russia e contro Putin.
Adesso abbiamo i dati, e resta da chiedersi come mai nessun organo del mainstream, per esempio italiano, non li pubblica. Nemmeno per contestarli. Noi lo facciamo oggi. Ciascuno può leggerli, analizzarli. Sarà interessante e utile per tutti.
Il ministero degli Esteri a Mosca
© Sputnik. Maksim Blinov
L’analisi è stata condotta da Skip Folden (ex manager dell’IBM per l’informazione tecnologica) e certificata da William Binney, ex Direttore Tecnico della National Security Agency (NSA). La firma è collettiva: di un gruppo di 17 esperti di assoluto valore, in pratica l’intero Comitato direttico del VIPS (Veteran Intelligence Professionals for Sanity). Che si potrebbe tradurre in italiano con “Professionisti Veterani dell’Intelligence [americana] per la Salute Mentale)”. In una parola: buonsenso, ovvero siamo in mano a una congrega di dementi. Chi vorrà sapere chi sono questi ex agenti di altissimo livello nei servizi segreti USA potrà consultare l’elenco nominativo in calce al documento citato di Consortium News.
Questa analisi forense è stata trasformata in un Memorandum indirizzato al presidente Trump con l’evidente scopo di metterlo in guardia verso ciò che sta combinando la cucina dei golpisti all’interno dei servizi segreti americani. E queste sono le sintetiche conclusioni. “La valutazione [assessment] del 6 gennaio [2017] della Comunità dei Servizi Segreti [la famose 17 agenzie], formulata da analisti <opportunamente scelti> dell’FBI, della CIA, della NSA, ha l’aria di essere parte di un quadro guidato. Essa è basata su un <giudizio>, non corroborato da alcuna prova sostanziale, secondo cui una entità misteriosa, denominatasi con lo pseudonimo <Guccifer 2.0>, sarebbe penetrata nel server del Consiglio Nazionale Democratico [DNC] per conto dei servizi segreti russi e avrebbe indi consegnato le e-mail a Wikileaks”.
Presidente degli USA Donald Trump
© REUTERS/ Carlos Barria
Ebbene, cosa ha scoperto il team dei VIPS?
a) Che il misterioso <Guccifer 2.0> non fu un hacker esterno, straniero, russo o non russo poco importa. Non ci fu nessun attacco cibernetico. Ci fu non un’operazione di hacking, ma di linking. Ci fu la copiatura di files dal server del DNC a un diverso computer, che fu effettuata, in loco, da qualcuno che era un insider.
b) Successivamente quei dati furono trattati con vari sistemi di copia-incolla in modo da far sembrare che la Russia vi fosse implicata. Gli autori della ricerca forense ironicamente aggiungono: “noi non sappiamo chi, o cosa, sia <Guccifer 2.0>. Lo si potrebbe chiedere all’FBI”.
La sequenza temporale degli eventi e le prove raccolte parlano da sé:
1) Il 12 giugno 2016 Julian Assange annuncia che Wikileaks sta per pubblicare delle e-mail che riguardano Hillary Clinton.
Donald Trump
© REUTERS/ Rhona Wise
2) Il 15 giugno 2016 un funzionario del DNC, tale Crowdstrike, denuncia che sono stati trovati virus nel server del DNC e che ci sono prove di una interferenza russa.
3) Il 15 giugno 2016, lo stesso giorno, aappare in scena il misterioso <Guccifer 2-0>, confermando la dichiarazione di Crowdstrike, definendosi la fonte di Wikileaks e pubblicando un documento che l’indagine prova essere stato infarcito di “impronte digitali russe”. Infine, evento chiave della dimostrazione dei VIPS,
4) Il 5 luglio 2016, nelle prime ore del mattino secondo il fuso orario della costa orientale degli Stati Uniti, qualcuno — che agiva all’interno dello stesso fuso orario, con un computer direttamente collegato con il server del DNC, copiò su una macchina esterna 1.976 Megabytes di dati in 87 secondi. “Questa velocità — nota il Memorandum — è molte volte fisicamente superiore a quella di ogni possibile intrusione di hackers” lontani.
Nessuno degli esperti delle 17 agenzie USA si era preoccupato di verificare questi dati. Ma il memorandum dei VIPS aggiunge che, secondo le notizie diffuse da Wikileaks nel marzo di quest’anno, sotto il nome di Vault-7, la CIA disporrebbe di strumenti cyber che possono cancellare le tracce di operazioni cibernetiche segrete; non solo, ma che possono effettuare un doppio gioco, ovvero false-flag operations che attribuiscono al nemico operazioni da essa stessa effettuate. Vi sarebbero, a questi scopi, software già predisposti in cinese, russo, coreano, arabo e farsi.
Bandiera degli USA
© Foto: Pixabay
Tutte cose già pubblicate, per altro, dal Washington Post in un articolo a firma Ellen Nakashima il 31 marzo 2017. Informazioni che Wikileaks disse di avere ricevuto da un agente, o ex agente, della CIA, definendole comparabili, per significato e dimensione, alle rivelazioni di Edward Snowden del 2013, e che sono riprodotte nel film di Oliver Stone. Dunque la CIA e la NSA possedevano questi strumenti già da diversi anni. E i dati forniti dai VIPS erano e sono a disposizione di chiunque volesse analizzarli.
Ora il Memorandum è pubblico e sicuramente Trump lo avrà letto. Non risulta che abbia prodotto dei tweet al riguardo. Ma tutto questo cosa dimostra? Che il sistema informativo dell’Occidente intero può essere trascinato con estrema facilità — a sua insaputa, e/o con varie complicità — a ingannare le opinioni pubbliche e a modificare la politica e i destini del mondo fino alle più estreme conseguenze. L’inganno del Russiagate ne è un esempio clamoroso. Altro che “sanità mentale”!
https://it.sputniknews.com/…/201707314830323-russiagate-cl…/
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