DI SUSANNA SCHIMPERNA
Una ventunenne uccisa dal fidanzato e portata in giro, morta, in auto. Una signora con problemi mentali tenuta segregata, insieme al figlio disabile, dall’altro figlio, in un garage lurido senza acqua, luce, letti: l’aguzzino e la sua convivente potevano così impossessarsi delle loro pensioni. I vicini? Forse sapevano e tacevano.
Date le circostanze adatte, un numero enorme di esseri umani è capace di fare cose molto cattive. Usiamola questa parola. Cattiveria. Esiste, e nessuna contorsione e sottigliezza psicoanalitica può arrogarsi il diritto di cancellarla.
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