DI LUCA SOLDI

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In più di uno si è provato a confutare le meraviglie del Jobs Act. Scioperi, manifestazioni ed indignazione però non sono riusciti a fermare il governo passato e quello presente, nell’applicare e difendere l’insieme di norme di questa legge. Adesso però i nodi sono arrivati al pettine ed è giunto il momento di confrontarsi nelle aule della giustizia. Adesso è la volta di un giudice che avrebbe trovato del tutto inaccettabile, per il nostro ordinamento, tenere in vita l’insieme delle norme volute da Matteo Renzi. La “punta di diamante” del pensiero renziano sul tema del lavoro, verrebbe messa in seria discussione. Ecco dunque che il Tribunale di Roma rimetterà il contratto a tutele crescenti dinanzi alla Corte Costituzionale. A spingere in quella direzione la dottoressa Maria Giulia Cosentino della terza sezione lavoro del Tribunale di Roma con una recente Ordinanza. La Cosentino ha in pratica rimandato alla Corte Costituzionale, la disciplina del contratto a tutele crescenti cioè quel contratto di lavoro introdotto con la legge chiamata jobs act che ha di fatto cancellato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. La decisione sarebbe nata dal caso di una lavoratrice licenziata dopo dopo sette mesi dall’assunzione con le seguente motivazione “a seguito di crescenti problematiche di carattere economico produttivo che non ci consentono il regolare proseguimento del rapporto di lavoro, la sua attività non può più essere proficuamente utilizzata dall’azienda. ……..siamo costretti a licenziarla ai sensi dell’art 3 della legge 15 luglio 1966 n. 604″. La donna, la lavoratrice, non ha chinato il capo ed anzi ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Roma nella sez. Lavoro. A questo punto il giudice ha ritenuto che il famoso jobs act fosse non solo contrario alla Costituzione, ma anche ai trattati internazionali che il nostro Paese ha sottoscritto. In sostanza giudice ha ritenuto che l’attuale legge sul lavoro, viola la parità dei cittadini davanti alla legge. In pratica il Jobs Act impedirebbe anche ai giudici di valutare le situazioni caso per caso. Altro punto dirimente riguarderebbe inoltre la Costituzione che risulterebbe violata perchè il Jobs act valuta” il diritto al lavoro (strumento di realizzazione della persona e mezzo di emancipazione sociale ed economico) con una quantificazione tanto modesta ed evanescente, in comparazione con la normativa ex lege 92/2012 ancora vigente, ed oltretutto fissa e crescente in base al parametro della mera anzianità. Infine, secondo il giudice romano, si toccherebbe in modo sostanziale il diritto internazionale, risultando così violati la Carta di Nizza e la Carta Sociale, mentre il rispetto della regolamentazione comunitaria e delle convenzioni sovranazionali costituisce un preciso criterio di delega, che verrebbe così violato. A questo proposito, occorre ricordare che la Carta di Nizza tratta dei diritti riservati a tutti cittadini dell’Unione Europea. Diritti di natura economica, sociale e delle altre libertà fondamentali, presenti nelle singole costituzioni degli stati membri. La Carta Sociale Europea, invece, riconosce i diritti umani e le libertà e stabilisce un meccanismo di controllo per garantirne il rispetto da parte degli Stati. A questo proposito il Giudice di Roma ha precisato che la legge non garantisce “L’adozione di misure adeguate e necessarie a garantire il diritto al lavoro sostituisce una specifica finalità della politica sociale dello Stato che la Repubblica deve perseguire anche tramite la stipula di accordi internazionali e la partecipazione in organizzazioni internazionali (art. 35 co,3 della Costituzione”. Sulla base di queste considerazioni il giudice Cosentino ha sospeso il giudizio ed ha disposto la trasmissione dell’ordinanza alla Corte Costituzionale, perché essenzialmente esiste, da parte dello Stato, una sovranità che va ben al di sopra del valore delle cose del mercato. Il lavoratore, come parte fondamentale della società, come persona titolare di diritti inalienabili, non può essere trattato alla stregua di merce. La stessa Costituzione sancisce chiaramente il principio che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che quindi il lavoro va rispettato e tutelato in ogni sua forma, ben prima di ogni altra cosa. E’ questo il pilastro fondamentale della nostra democrazia, il mercato, le sue “depravazioni” non possono avere più valore della persona ed in particolare di quanti si trovano in posizione di estrema debolezza. Almeno così dovrebbe essere in una vera democrazia matura.
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