DI ROBERTO SCHENA
I media sono quanto di più decrepito e maschilista sopravvive nel subconscio collettivo. E’ come se i direttori di giornali e tv tenessero ancora i ritratti di Hitler, Mussolini e Pio XII alle spalle. Ce n’è una palese traccia nel linguaggio mediatico.
Infatti, se in un episodio di cronaca nera l’assassinato è eterosessuale, si parla e si scrive di “un ragazzo (o un uomo) ucciso”. Se è gay non lo si definisce per la sua persona ma per il suo orientamento sessuale: si scriverà “ucciso un gay”, “ucciso un trans”, “omicidio a sfondo omosessuale”. Sottinteso: “Torbida relazione alla base del delitto”.
Dei quasi 500 casi di omicidi che avvengono ogni anno avete mai letto: omicidio di un eterosessuale, oppure, omicidio a sfondo eterosessuale? Insana passione eterosessuale? L’eterosessuale uccisa/o per gelosia? Macché. Se invece alle spalle c’è una omo-relazione, sbandierandolo si potenzia il lato scandalistico, morboso, a giustificazione della sana sessualità di Stato. Che poi tanto sana come sappiamo non è.
E’ pur vero che di omicidi tra gay se ne contano mediamente uno o nessuno all’anno. A dir tanto. Il “mondo omosessuale” è quello che notoriamente dà meno problemi alle forze dell’ordine, soprattutto da quando esistono i locali ad hoc, bar, saune, discoteche, circoli. Mai un morto per droga. Mai una rete di spacciatori, mai un legame con i vari racket mafiosi. Tutt’al più qualche furto, qualche rapina. E qualche omicidio, tuttavia sempre e comunque di eterosessuali ai loro danni. Questo per la cronaca esatta dei fatti.
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