DI GIORGIO DELL’ARTI
Con la venuta a Roma del ministro Le Maire, si sperava in un qualche spiraglio sull’intrigo Stx e, più in generale, su un qualche miglioramento dei rapporti tra Italia e Francia, ridotti ai minimi termini dalle nostre prudenze e dal napoleonismo del nuovo presidente francese. Invece niente, in assoluto.
Questo Le Maire… Chi è?
Quarantotto anni, alto e snello, un figurino. Un ex gollista, di idee assolutamente liberali, saltato all’ultimo momento sul carro del vincitore pseudosocialista, che lo ha ricompensato con un dicastero-chiave. Si dice che abbia dubbi sulla strada scelta dal suo presidente relativamente a Stx. Ma non può evidentemente prendere iniziative personale. Dice di continuo – e ancora ieri in un’intervista a Stefano Montefiori del Corriere – «gli amici italiani, gli amici italiani». Un’espressione piuttosto menzognera, si direbbe.
Lo so che dell’affare Stx abbiamo parlato l’altro giorno, e tuttavia…
Stx è una società alla foce della Loira. Costruisce navi, con il bacino più grande d’Europa, quindi con un bel potenziale. Ma ha poche commesse, e i coreani,  che ne possedevano il 66%, l’hanno messa in vendita. La nostra Fincantieri, dopo aver chiesto il permesso a Hollande, ha comprato per poco meno di 80 milioni questo 66%. Ma i francesi avevano un diritto di opzione, da esercitarsi entro sabato scorso, e l’hanno esercitato, nazionalizzandola. Il nuovo presidente Macron ha in pratica stracciato il precedente accordo sottoscritto da Hollande, annunciando che si trattava dell’interesse nazionale.   Come mai l’interesse nazionale non era in gioco quando il 66% era in mano coreana?
A questa domanda nessuno sa rispondere. I francesi non vogliono che gli italiani abbiano il 66%, e propongono di fare ai mezzi: 50 a noi e 50 a loro, col presidente e l’amministratore delegato in mano italiana e voto doppio del presidente in caso di parità nel consiglio d’amministrazione. I nostri non ne vogliono sapere e i due ministri della partita, cioè Padoan e Calenda, hanno detto chiaro che se non si dà all’Italia almeno il 50% più una azione non c’è possibilità di accordo. Le Maire s’è fatto un viaggio a Roma per verificare di persona la solidità di queste posizioni, l’ha verificata e se n’è tornato a casa con un nulla di fatto. L’eventualità di un’intesa è stata rinviata al 27 settembre, quando Macron e Gentiloni si incontreranno in un vertice già in calendario. A quel punto si sarà appena votato in Germania e forse avranno tutti le idee più chiare.
Conviene ai nostri rinunciare a Stx? In fondo, a quanto pare, ci farebbero comandare lo stesso.
Non so. L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha scritto un lungo articolo per la rivista Airpress, in cui esalta la forza della Francia («con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, oggi la potenza industriale più importante è diventata la Francia») e le possibilità di questa e di altre alleanze. Temo che abbia consegnato il testo prima del voltafaccia di Macron, il quale con questa mossa non si sa nemmeno se persegua davvero gli interessi del suo Paese. Tutti gli esperti dicono che Fincantieri, anche senza Stx, resta una realtà di primo piano a livello mondiale, mentre Stx, nelle condizioni attuali, è per le finanze francesi un vero problema. Il debito transalpino – Stato + famiglie + imprese non finanziarie – è peggiore del nostro (282% del Pil contro il 251% italiano), negli ultimi vent’anni il governo di Parigi ha chiuso in media il bilancio in disavanzo dell’1,1% del Pil prima di pagare gli interessi sul debito. Come la Grecia, mentre Italia e Germania risultano in suprlus rispettivamente del 2,1% e dello 0,2%. Diciamo che con i dati della bilancia pubblica in mano, Macron non può permettersi Stx. A meno che non voglia girarla ai tedeschi di Meyer Werft, oggi i veri concorrenti di Fincantieri. Possibile, forse addirittura probabile.
Ma perché ce l’avrebbe tanto con noi?
Vuole essere il partner degli americani nelle politiche di sicurezza e questo è un terreno in cui diamo molto fastidio, perché sia Bruxelles che Trump ci hanno sempre considerato l’interlocutore privilegiato per esempio sulla Libia. L’altro giorno Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, è volato a Tripoli dove ha incontrato il premier Al Sarraj e il capo della National Oil Corporation libica, Mustafa Sanalla, uomo in rapporti assai stretti con l’altro leader libico, il generale Haftar. È una mossa che vuole neutralizzare il vertice organizzato l’altro giorno da Macron proprio con Sarraj e Haftar. È una partita lunga e difficile contro di loro, che non vinceremo facilmente.
Annunci