DI DANIELA SANSONE
Con 149 voti il parlamento di Atene ha approvato la riforma dell’istruzione superiore denominata “Organizzazione e funzionamento della istruzione superiore, fortemente voluta dal premier Alexis Tsipras. Ieri durante la discussione si è registrato un duro scontro tra il leader di Nd Kyriakos Mitsotakis e il premier. Il capo dell’opposizione ha parlato di un provvedimento che farà “tornare le università greche indietro di decenni” annunciando il voto contrario del suo schieramento e la sua abrogazione una volta al governo. Dal canto suo, Alexis Tsipras ha difeso il provvedimento sostenendo che “pone le fondamenta per il futuro del sistema dell’istruzione del paese” e ha come obiettivo il raggiungimento di “una maggiore democrazia” nelle università della Grecia. “Dobbiamo salvaguardare il libero accesso a tutte le idee ed espressioni nelle università con il rispetto delle procedure democratiche.
L’unico modo per risolvere il problema è il dialogo nelle università e non interventi di polizia che ci ricordano altri periodi” ha detto Tsipras durante il dibattito sul progetto di legge.
Un punto importante della riforma è la tassazione universitaria. Riferendosi a questo, Tsipras ha detto che il governo pone una esenzione del 40% per le tasse molto alte che da un lato, aumentano il reddito di un piccolo gruppo di professori e dall’altro lato escludono la possibilità per gli studenti a basso reddito familiare di poter partecipare ai corsi. Il principio fondamentale che regge questa scelta, risiede nel fatto che l’istruzione è una questione di importanza nazionale, è un fattore che determina il livello intellettuale generale di un popolo e, quindi, è una questione sociale. È la misura che determina la formazione e la conoscenza di un popolo e la sua possibilità di sviluppare capacità e competenze. Durante il suo intervento, Tsipras non ha esitato ad inquadrarlo come un “fondamentale diritto sociale” ma ne ha riconosciuto anche la natura di “strumento” per esercitare il controllo e le critiche su chi detiene potere. “L’educazione non è solo un affare nazionale, ma, in ultima analisi, è una questione democratica”.
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