DI LUIGI MANCONI

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Lo ammetto, non ho partecipato al voto sulla missione di supporto alle forze di sicurezza libiche. La risoluzione della maggioranza presenta alcuni elementi positivi e qualche novità, ma risulta tuttora estremamente insoddisfacente e, per certi versi, errata. Innanzitutto perché è altissimo il rischio che nelle prossime settimane i nostri mezzi militari si trovino nelle condizioni di contribuire – anche se indirettamente – al respingimento di uomini, donne e bambini sulle coste libiche, finendo così per consegnarli nuovamente nelle mani dei loro persecutori.
Finché in Libia non saranno ripristinate le condizioni di sicurezza minime per permettere a un governo legittimo di avere il controllo del territorio e alle organizzazioni internazionali la possibilità di assicurare condizioni di vita umane e dignitose ai profughi, qualsiasi strategia rischia di mettere a repentaglio i fondamenti del diritto internazionale.
Non basta il sostegno finanziario a Unhcr e Oim per far sì che a centinaia di migliaia di esseri umani vengano risparmiate violenze, stupri e torture. Né ci sono allo stato attuale garanzie sulla capacità di intervento della guardia costiera libica nelle operazioni di soccorso e salvataggio dei naufraghi intercettati in mare, soprattutto nel momento in cui non sarà più permesso intervenire alle navi militari italiane o a quelle delle Ong.
Il numero dei morti continua a crescere e la mia priorità politica, e non solo politica, non può che essere salvare vite umane, nel pieno rispetto del diritto del mare e delle convenzioni internazionali.
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