DI CECILIA CHIAVISTELLI

Ha iniziato il New York Times, citando alcune dichiarazioni di cittadini veneziani, i quali affermano di evitare l’affollamento di alcune zone monumentali, dove il flusso turistico è maggiore, cercando casa fuori dalla città o sfuggendo determinate aree del centro storico. Venezia, come altre città italiane, tesori dell’arte, affogano nella mischia dei turisti che talvolta selvaggiamente, senza rispetto dell’ambiente circostante si impadroniscono del territorio, trasformandolo in una sorta di Disneyland.
L’aumento del turismo se non è supportato da servizi specifici e un’attività da parte dell’ente territoriale e amministrativo che tuteli i residenti, mette in difficoltà l’intero sistema cittadino, e la gente non ha altra possibilità che migrare verso zone periferiche dove ritrovare uno stile di vita normale e più adeguato.

Come Venezia è aggredita da un turismo legato alle navi da crociera, che talvolta passano davanti alla Basilica di San Marco rischiando di fare danni al patrimonio storico e artistico di proporzioni enormi, anche le città come Firenze e Roma sono sommerse da un turismo “mordi e fuggi” con diverse caratteristiche, sempre ugualmente tossiche perché sono lasciate in balia di se stesse e la macchina organizzativa comunale è inesistente, o peggio fa orecchi da mercante.
Il rischio più grosso da parte delle giunte comunali è quello di sostenere scelte funzionali ad una maggiore attività turistica, senza pensare alla tutela dell’ambiente e dei cittadini, producendo solo tante Disneyland, macchine che producono turismo.
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