DI ALBERTO TAROZZI
Le nostre simpatie per Maduro non sono incondizionate; ci consideriamo tra coloro che ritengono possibile elevargli critiche anche rilevanti, sia sul versante delle politiche economiche (la gestione di una peraltro difficilissima crisi petrolifera), sia su quello politico in senso stretto.
Ciononostante, rimaniamo sbalorditi quando vediamo la qualità degli attacchi che gli vengono rivolti dall’opposizione. Il più recente ci viene segnalato da Felice Meoli su Il fatto quotidiano, con notevole ricchezza di dati, ma forse con qualche appunto inferiore al necessario.
Il dato. “Una contestata boccata di ossigeno per Maduro è arrivata alcune settimane fa da Goldman Sachs, che ha acquistato bond di Pdvsa (la compagnia petrolifera statale) per un valore nominale di 2,8 miliardi di dollari tramite il broker Dinosaur Financial Group”. Su tale avvenimento l’opposizione ha dichiarato di voler far luce.
Immaginiamo che gli oppositori di Maduro arrivino a prefigurare un leader immanicato in loschi traffici col più grande gruppo finanziario del pianeta. Curioso vero, proprio mentre alcuni gruppi della destra locale dichiarano una sorta di gemellaggio con Otpor, il gruppo che in Serbia venne sostenuto da Soros?
Cerchiamo di capire cosa ci sia dietro.
Il Venezuela è alla fame, la gente (8%) va a rovistare in mezzo alle immondizie per trovare di che nutrirsi e la salute va a farsi benedire, si parla di un dimagrimento medio di più di 8 chili per i ¾ della popolazione. La povertà tocca più dell’80% delle famiglie. Più di uno dei morti sono la conseguenza degli assalti ai negozi. Le esportazioni crollano, le casse dello Stato si vuotano, la moneta crolla in maniera vertiginosa rendendo problematiche le importazioni e le riserve auree stanno scomparendo. Vediamo anche che “Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, il Pil del Venezuela nel 2017 è in contrazione del 35% rispetto al 2013. Valori superiori a quelli registrati negli Stati Uniti durante la Grande Depressione (1929-1933), quando il Pil si ridusse del 28%”,
A questo punto arriva Goldman Sachs e acquista 2,8 miliardi di dollari in bond con uno sconto, a tutto vantaggio della banca, del 70%.
Come lo chiamereste voi? L’amico americano di Maduro?
A noi pare piuttosto un’operazione di normale strozzinaggio internazionale. C’è puzza di cadavere e gli sciacalli si avventano sulla preda. Maduro ha bisogno di cash per sostenere la popolazione coi voucher alimentari e per mantenere un minimo di liquidità in cassa e svende i suoi bond.
Fin qui tutto normale, anche troppo.
Semmai incuriosiscono le ragioni addotte dal gruppo finanziario per spiegare l’acquisto dei bond, oltre al loro basso costo. Ragioni che effettivamente appaiono in contrasto con la sfiducia di altri gruppi finanziari sul futuro del Venezuela.
“Abbiamo investito nei bond Pdvsa perché riteniamo, come molti nell’industria dell’asset management, che la situazione nel Paese sia destinata a migliorare nel tempo”.
Come mai questa fiducia? Fiducia nelle possibilità di recupero della vittima? Non lo crediamo. Avanziamo invece due ipotesi molto più allarmanti, una di medio e l’altra di lungo periodo.
Sul medio periodo viene da pensare che Goldman voglia impossessarsi dei bond venezuelani a prezzo scontato per poterli rivendere in grande quantità e a prezzi ancor più stracciati appena la situazione del paese dovesse ancora deteriorarsi politicamente. Strano che non lo abbiamo pensato, noi italiani; in fondo cosa fecero i grandi gruppi finanziari nel 2011? Si disfecero in massa dei nostri bond, che avevano messo in cassa nei tempi precedenti, il loro prezzo crollò, lo spread andò alle stelle e l’Italia cadde in balia dei mercati, buona per subire le terapie di un Monti qualsiasi. Perché non dovrebbe avvenire altrettanto a Caracas?
Però a ben vedere, l’ipotesi di breve periodo è ancora più inquietante. Vista l’ideologia della finanza internazionale “migliorare nel tempo” potrebbe voler dire che, da quelle parti, si profetizza il rapido avvento di un governo di destra che spazzi via il reprobo Maduro in tempi istantanei, con le buone o con le cattive. In altre parole un golpe. Non c’è che dire, l’opposizione vuole fare luce: stanno preparando un golpe e non li informano come si deve. Hanno ben ragione di scandalizzarsi.
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