ENRICO ROSSI
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Orlando, Cuperlo e compagnia è tempo che lascino il PD, sostiene Peppino Caldarola.
Ci sono quelli, e sono tanti, che nel Pd non ci vogliono più stare o sono sicuri che saranno messi ai margini nel prossimo futuro, per esempio al momento della formazione delle liste elettorali. Fra questi molti sono dirigenti “titolati”, ai vertici del partito o del governo, promotori della resistibile ascesa di Matteo Renzi che oggi scoprono l’insopportabilità di un segretario che fa come gli pare.
PD E M5S. BUIO SULLE LISTE. Ormai ci sono due partiti in cui c’è il buio assoluto sulle prossime liste. Quello di Casaleggio e quello di Renzi. La destra ha in testa di fare una alleanza o prima o dopo il voto, Berlusconi che la guiderà ha promesso che farà un po’ di rinnovamento, ma bisogna dare atto a quest’area politica di aver messo tutti i panni fuori dal balcone ad asciugare. Il M5s di Grillo è l’unica associazione segreta che svolge attività pubblica. Un personaggio non eletto, ma erede di una struttura di controllo di un movimento politico plebeo, farà sapere chi saranno i prescelti costringendo così gli attuali parlamentari a sceneggiate quotidiane per finire sui giornali.
RENZIANI IN CLANDESTINITÀ. Nel Pd è andata in clandestinità la corrente di Renzi. Sappiamo che stanno decidendo a chi taglieranno la testa, con quale legge elettorale andare a votare, quali nomi roboanti mettere nelle liste, ma tutto ciò avviene nelle segrete stanze. C’è poco da scandalizzarsi e poco si devono scandalizzare i militanti del Pd. Vi è piaciuta la bicicletta e pedalate! Sono cadute, intanto, due motivazioni per votare Renzi: la prima è che a sinistra, bene o male, sta nascendo qualcosa; la seconda, che è la più importante, è che il partito renziano non è più la barriera anti-Grillo perché gli fa da scimmia. La classe dirigente è interscambiabile: vedete una differenza fra Casaleggio e Lotti? L’ultima barriera fu il Pd di Bersani che, se non avesse avuto a capo della sua comunicazione dei simpatici e disastrosi dilettanti, oggi sarebbe da tempo l’apprezzato premier di questo Paese.
Il Pd non è più diga di nessuno e non frena nessun pericolo. La destra è quella di sempre, un po’ irruente sugli immigrati ma una volta al governo farà come Minniti. Sui problemi sociali sarà più compassionevole ma altrettanto “marchionnista” del partito di Matteo Renzi. Se le cose stanno così, i dissenzienti del Pd hanno poco tempo davanti a sé. Stanno difendendo un fortino svuotato mentre potrebbero aiutare la costruzione di una vera casamatta antipopulista e antidestra, alimentano il sospetto che restano dove sono in attesa di vedere i nomi nelle liste, difendono un partito che Renzi sta ricostruendo altrove con i suoi fedelissimi.
VERSO IL PARTITO DI MATTEO. Non vorrei apparire troppo severo verso Orlando, Franceschini e il titubante Delrio ma vorrei far loro notare che i buoi sono già scappati. Quella mutazione genetica del Pd non ci sarà perché, e voi non ve ne siete accorti, Renzi il Pd l’ha già sciolto da tempo e sta, in clandestinità, costruendosi il suo partito personale. Io penso che farà un buco nell’acqua, ma lo stato dell’arte è questo. Faccio un passo indietro da queste righe un po’ troppo emotive per dire in conclusione che Orlando e Cuperlo non hanno più alibi per salvarsi e dare una mano: è ora che escano. Poi se vogliono andare con Pisapia vadano pure, ma vadano fuori da quella casa che ormai assomiglia a quelle costruzioni western di Cinecittà, dietro la facciata non c’è alcunché, è tutta scena.
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