DI PINO APRILE

Macroregione? Referendum? Sì, ma da protagonisti e contro le ragioni che muovono Lombardia e Veneto. Se no, mettiamolo già nel testo: le Regioni del Sud accettano e sottoscrivono lo stato di ulteriore subordinazione coloniale, purché gestito in loco da minuscola classe politica gregaria e mafiosa di riferimento.
Come si fa a consentire, da Sud, a un referendum per “regionalismo differenziato”? Ma vi pare che “differenziato” possa mai significare: più equità, finalmente, nei riguardi del Sud e meno rapine di risorse da dirottare al Nord? Chi sta lavorando allo sgretolamento dell’Italia aveva già provato con il “federalismo differenziato” delle “riforme costituzionali” (travolte da una valanga di “no”) di pregiati costituzionalisti renziani, Elena Maria Boschi (della nota stirpe Etruria da parte di padre) e Denis Verdini (plurindagato, una condanna in primo grado, devoto dichiarato a Marcello Dell’Utri, suo “punto di riferimento”).

Il “federalismo differenziato” prevedeva che le Regioni più ricche si tenessero soldi e poteri. Mentre le Regioni povere avrebbero dovuto aspettare che le ricche devolvessero allo Stato centrale l’elemosina da girare ai terroni di merda. E non l’avessero fatto? Dichiaravi guerra? Le Regioni povere, così sarebbero state spogliate di poteri e gestite dal centro (vecchio progetto leghista di fornire loro un “tutore” del Nord: lo Zaia senza vergogna si era già proposto). E Il centrodestra calabrese propone (la prima domanda del referendum suggerito) che lo Stato sostituisca la Regione quando questa non fa quel che deve? E chi sostituisce lo Stato che non fa le strade, le ferrovie, eccetera? La classica domanda del: ma ci fate o ci siete?

E con chi volete fare il “regionalismo differenziato”, con i Maroni, gli Zaia? Vi aspettate che una porcata leghista possa essere a favore del Sud? A chi stesse per dire: ma sul referendum lombardo-veneto sono d’accordo anche il centrodestra (ma va’? Ditemi la differenza. Hanno governato così a lungo assieme, derubando il Sud di strade, treni, università, sanità, con i complici meridionali a reggere il sacco in cambio del diritto di raccogliere e dividersi gli spiccioli che cadevano per terra e nutrirsi con gli avanzi); o ancora: ma è d’accordo pure il Pd, che voterà sì (quel Pd che con Renzi e Delrio ha fatto rimpiangere Calderoli e Tremonti?)…, beh, guardatevi la storia dell’Italia unificata a mano armata: quando c’è da infilare la forchetta nel piatto, destra/sinistra del Nord vanno insieme contro il Sud. Rileggetevi Fortunato, Nitti, Salvemini, Gramsci, eccetera. E Carfagna Maria Rosaria detta Mara vede nella polpetta avvelenata del Nord l’occasione del “rilancio” del Sud (mizzica!) e Jole Santelli la considera “un nuovo meridionalismo non più basato sul piagnisteo” (in effetti, se la guardi, ti viene da piangere). Le signore hanno votato anni con la Lega che chiamava i meridionali “porci”, “topi”, merdacce”. Può essere comprensibile un certo allenamento ad adeguarsi.
Lombardia e Veneto sono governate dalla Lega, il partito razzista di “Prima il Nord” e “Prima il Veneto”. A guidare il Veneto c’è quel tale Zaia, che da ministro all’agricoltura fece tutto per distruggere il buono dell’agricoltura meridionale, tentò di ammazzare la mozzarella di bufala, avviò un crimine politico a danno dell’intera Italia, per inventare il Veneto, nei patti commerciali con il Canada, unico produttore di olio d’oliva, con meno dell’1 per cento (ricordatevi di inviare mail alle catene di distribuzione canadesi, ai vostri amici e parenti lì, per avvisarli che sono vittime di truffa. Facciamo in modo che il web e gli organi di informazione canadesi provvedano a fare quello che i nostri asserviti giornali e le tv di regime hanno taciuto. Abbiamo un potere: usiamolo!).

Il secondo quesito referendario propone l’idea della Macroregione meridionale. Posso dire? Non mi fido degli zerbini della Lega e degl’interessi nordici e berlusconiani cui questi proponenti hanno svenduto a loro terra e la loro gente, consentendo che se ne acesse scempio. Ma ci fosse una possibilità, parliamone. Il sospetto che sia una iniziativa di centrodestra contro un gruppo di Regioni tutte in mano al centrosinistra, lo metto da parte.
Ma per dire del coraggio del personale politico con cui abbiamo a che fare: quando il presidente della Puglia, Michele Emiliano, appena eletto, cercò di creare una base d’intesa fra le Regioni del Sud, tutte, per la prima volta, guidate da esponenti dello stesso partito, il Pd, l’accoglienza fu fredda e imbarazzata. Una occasione unica per il Sud, per presentarsi insieme al tavolo delle trattative con un governo per giunta in mano al Pd. Emiliano invitò i colleghi all’inaugurazione della Fiera del Levante, insieme al capo del governo, Renzi. Bastarono delle telefonate da parte di alcuni tirapiedi di Renzi (e non si sa se del Fanfarone stesso) per dissuadere i prodi duci terronici, a disertare l’incontro. Metti che il Sud apparisse portatore di interessi comuni e politica conseguente!
Ok, vogliamo partire da zero? Scurdammoce ‘o passato; siamo nati adesso. Si riesce a costruire una proposta meridionale unica e diffusa, nostra, non di rimbalzo e per concessione padronale, per una Macroregioine meridionale capace di imporre equità a uno Stato nato nemico e diviso e gestito da governi che per un secolo e mezzo hanno derubato una parte del Paese per agevolarne un’altra?
Io ci sto. Valgo uno e siamo 20 milioni. Più almeno una quindicina di milioni di terroni al Nord. Uno è poco? Da uno bisogna pur cominciare. Vediamo il lato positivo: adesso basta solo convincere la maggioranza degli altri 19.999.999 rimanenti.
(Che poi non è vero che sono solo; e manco il primo. E vero tu…, e tu…, e tu…, e noi?)

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