VANNI ZAGNOLI

Elio Locatelli, che obiettivo ha la nazionale per questo mondiale di Londra?
“Riuscire a fare un po’ meglio dell’ultimo, a Pechino – risponde il dt azzurro, 72 anni -. Ovvero del 4° posto del padovano Ruggero Pertile nella maratona, del 5° di Antonella Palmisano nella marcia e dei due ottavi, di Meucci sempre nella maratona e di Tamberi nell’alto. Il totale di 11 punti non ci aveva fatto ben figurare, nel placing table, era il minimo storico”
Londra servirà a far maturare giovani o a portare medaglie?
“La nazionale è mista, di giovani e meno. Palmisano ha più chance di podio degli altri, in virtù del 4° posto di Rio e del successo in coppa Europa, in Rep.Ceca. Fra l’altro non è mai stata squalificata, dunque non rischia. Sempre due mesi e mezzo fa, Antonelli ci sorprese nella 50 km, vediamo come va qui, con tutti i migliori. E poi c’è il ritorno di Gimbo Tamberi, importante anche per lo spirito che trasmette: in 18 valgono i 2,30, escluso Barshim nessuno è fuori portata; se ha deciso di venire, vuole fare bene”.
Altre punte?
“Tortu è alla prima esperienza mondiale, nonostante qualche problema ha vinto l’oro dei 100 under 20, è la sua presa di contatto con l’atletica vera, sui 200. La 4×400 femminile viene dal 6° posto alle olimpiadi, può confermarlo. Mi aspetto qualcosa dalle ostacoliste, Folorunso e Pedroso. E pure la padovana Santiusti offre garanzie, sugli 800, è molto regolare. Spero che in tanti ottengano il miglior risultato stagionale”.
Perchè non ha portato la padovana Chiara Rosa e il discobolo Faloci, che rientravano nel target number?
“Non sono giovani di prospettiva. Piuttosto, vale la finale il martellista Lingua”.
E gli altri big?
“Meucci è in buona condizione, è stato campione d’Europa, a Zurigo, come Libania Grenot. Che disputa solo la 4×400, ma farà bene. L’obiettivo è una medaglia e… mezza: per la seconda deve girare tutto bene, altri 4-5 finalisti darebbero un segnale. Io sono arrivato a metà gennaio, non ho influito molto, facendo più che altro da raccordo fra gli allenatori centrali e quelli personali”.
Dimentica Alessia Trost?
“Ha cambiato la preparazione e la tecnica, mi accontento che si qualifichi, con l’1,94 è fra le 12. Mai ha tradito, a Rio è stata 5^, sarà davvero competitiva nel 2018”.
Fra gli uomini, da Nordest c’è solo il marocchino Bamoussa, sui 3mila siepi. Da 20 anni è trapiantato a Santa Croce, in Alpago (Belluno).
“Si è preso l’aspettativa dal lavoro, fa l’operaio, è andato in altura, a Saint Moritz, assieme al maratoneta La Rosa. Il minimo nelle siepi era più accessibile, rispetto ad altre specialità”.
Diciotto anche le donne, con parecchio Nordest.
“La veronese Gloria Hooper è ammessa ai 200, viene da una stagione non splendida. Sui 400 ostacoli e nella 4×400 abbiamo la 35enne Marzia Caravelli, di Pordenone, neo sposa: è regolare, ogni tanto commette qualche piccolo errore, ma per arrivare in finale deve fare 54”50. La vicentina Laura Strati ha meritato il ripescaggio nel lungo, è un’altra regolarista”.
Come mai l’Italia esprime campioni solo sporadicamente?
“Da noi l’atletica non è sport nazionale, a differenza di Kenya e Giamaica. Partecipano oltre 200 nazioni, la Cina per esempio investe moltissimo. Dobbiamo gestire i talenti, limitando anche gli infortuni. Il programma vero parte da ottobre”.
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