DI GERARDO D’AMICO
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Oggi il mio macellaio mi ha raccontato che il suo cane ha le crisi epilettiche, che purtroppo non gli passano, anzi diventano sempre più frequenti.
Ma come è possibile che il farmaco non gli faccia effetto, gli ho chiesto: io mi riferivo al fenobarbitale (luminale), per cui c’è stato lo scandalo denunciato anche dalla federazione dei veterinari: da sempre si è dato quello ad uso umano, che ovviamente funziona perfettamente ed essendo una molecola a brevetto scaduto costava pochissimo.
Poi una industria ha deciso di brevettarlo per uso animale, decuplicandone il prezzo ma quello che è più grave non avviandone la distribuzione in farmacia: per la legge, in presenza di un farmaco ad uso specifico veterinario, il farmacista non può dispensare quello per gli umani. Alcuni hanno applicato la deroga prevista dalla legge in mancanza oggettiva del farmaco, ma sono tuttora gravi i disagi per chi deve curare un cane con gardenale o luminale.
No, mi ha risposto il mio macellaio, il veterinario mi ha dato bustine di farmaco omeopatico, da buttargli in bocca durante la crisi.
Povero cane. Povere dita del mio macellaio, una di queste volte che prova ad aprire la bocca al cane durante una crisi epilettica.
Il lavoro da fare contro l’acqua e zucchero passa anche per chi si dovrebbe prendere cura seriamente dei nostri animali. È un lavoro lungo, bisogna spiegare a medici, farmacisti, veterinari, operatori della salute, che con la vita di chi gli è affitto non si scherza.
Ce la faremo.
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