DI GIORGIO DELL’ARTI
Papa Francesco è intervenuto sulla situazione venezuelana con un comunicato della Segreteria vaticana in cui si esprime «profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l’aggravamento della crisi in Venezuela con l’aumento di morti, feriti e detenuti». La Santa Sede chiede che «si sospendano le iniziative in corso come la nuova Costituente», che «venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione». Quindi l’invito a sospendere la nuova Costituente e le altre iniziative in corso perché «anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro, e ipotecano il futuro; si creino le condizioni per una soluzione negoziata». Lo stesso papa Francesco esprime la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo nel Paese e segue «da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani». Quindi l’appello «all’intera società affinché venga scongiurata ogni forma di violenza invitando, in particolare, le Forze di sicurezza ad astenersi dall’uso eccessivo e sproporzionato della forza». I vescovi venezuelani hanno attaccato la Costituente sostenendo che non è stata convocata in modo legittimo.
• Aggiorniamo la situazione.
Il presidente del Venezuela si chiama Nicolás Maduro, 54 anni, un uomo di mole gigantesca, un metro e 90 per più di cento chili, sposato, una figlia. Faceva il conducente di autobus, poi il sindacalista, poi il vecchio presidente Hugo Chávez se lo mise vicino e quando gli diagnosticarono un cancro senza speranza, lo indicò al popolo come suo successore. Morto Chávez, Maduro fu effettivamente eletto presidente della Repubblica. Stiamo parlando di un regime comunista-comunista, che ha la seconda riserva di petrolio al mondo, campa soprattutto con quello che gli comprano gli Stati Uniti, i quali però sono maledetti ogni giorno, e anche adesso, come forza capitalista e imperialista. È successo che nel dicembre 2015, alle elezioni politiche, Maduro ha perso il controllo del Parlamento: la maggioranza è andata agli oppositori, il regime è entrato in crisi. Dopo vari scontri di tutti i tipi, che hanno lasciato sul terreno 118 morti, Maduro ha letteralmente inventato la soluzione: con un decreto presidenziale, mai approvato o convertito dal Parlamento, ha convocato le elezioni per una Assemblea costituente, incaricata di scrivere una nuova costituzione nella quale, evidentemente, il Parlamento eletto regolarmente nel 2015 sarà completamente esautorato. S’è votato domenica scorsa, le manifestazioni contrarie sono state represse con un bilancio di dodici morti, i maduriani dicono che ha votato il 43% dell’elettorato, gli antimaduriani ribattono che è andato alle urne solo il 12%, l’Assemblea costituente s’è intanto insediata e ha eletto il suo presidente. La gran parte del mondo – Italia compresa – ha esecrato gli ultimi fatti e s’è rifiutata di riconoscere questa nuova Costituente, l’Argentina ha anche annunciato che il Venezuela sarà escluso dal Mercosur, cioè il mercato unico latino-americano, e però qualche Paese s’è schierato con Maduro: Russia, Cuba, Bolivia, El Salvador, Nicaragua.
• Russia?
Putin ha detto che se gli Stati Uniti, per rappresaglia, smetteranno di comprare il petrolio venezuelano (740 mila barili al giorno), lo comprerà la Russia. È una posizione da valutare così: Mosca adopera Washington come una stella polare, dove si piazza l’America la Russia sta sempre dalla parte opposta. L’amicizia con Trump, se ancora esiste, sembra ben mascherata.
• Gli Stati Uniti hanno preso posizione contro Maduro?
Sì, ma non fino al punto di non comprargli più il petrolio. Trump s’è limitato a stabilire un embargo su tutti i beni del presidente, o riconducibili a lui, che si trovano negli Stati Uniti. Lo stesso trattamento è stato riservato a parecchi dirigenti del regime venezuelano. Però Goldman Sachs ha comprato titoli di Pdvsa (la compagnia petrolifera di Caracas) per un valore nominale di 2,8 miliardi di dollari e poi altri 700 milioni di debito venezuelano. Tre miliardi e mezzo (nominali) di dollari. Non proprio una mossa da nemici.
• Come si spiega?
L’esborso reale per i titoli Pdvsa è stato di 865 milioni. Goldman ha spuntato uno sconto del 69%. Ha poi spiegato: «I titoli sono in fondi e conti che gestiamo per i nostri clienti. Molti investitori effettuano simili investimenti quotidianamente. Riconosciamo che la situazione è complessa e in via di evoluzione e che il Venezuela è in crisi. Siamo d’accordo sul fatto che la vita deve essere migliore, e abbiamo effettuato l’investimento in parte perché riteniamo che migliorerà».
• Il Venezuela è anche in crisi alimentare, non si trova la roba da mangiare.
Il Sole 24 Ore ha parlato di cinque crisi contemporanee: alimentare, istituzionale, economica, politica, sociale. Maduro resiste anche perché i militari, che controllano parecchi pezzi del Paese, sono ancora dalla sua parte.
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