DI ALBERTO TAROZZI
Si insedia la Costituente a Caracas, presieduta da Delcy Rodriguez, la ”tigre”, così come la chiamano gli stessi chavisti.
Nonostante il Vaticano ne avesse richiesto la sospensione, a evitare un inasprimento forse irreversibile della situazione.
L’opposizione a Maduro ha festeggiato come una vittoria decisiva la richiesta del Vaticano, accompagnata da un appello al rispetto dei diritti umani rivolto ”a tutti e in particolare al governo”.
Finalmente il Vaticano avrebbe cioè abbandonato una posizione di equidistanza tra il clero della Conferenza episcopale venezuelana, alleato delle destra, e quelle fasce di clero povero che riconoscono a Maduro e al chavismo un’attenzione ai bisogni dei poveri altrimenti ignorato.
Vero? Sicuramente sì, se andiamo a pesare sui media occidentali la rilevanza di parole come ”sospensione” e ”soprattutto” che riservano al governo le critiche più rilevanti.
Posizioni ideologiche e rancori anche personali del clero contro il chavismo, giocano un ruolo importante al momento di dare un senso politico alle parole.
Se invece andiamo a misurarare le parole del Vaticano col metro del linguaggio diplomatico, la situazione risulta più sfuggente.
Innanzitutto il rivolgersi soprattutto al governo significa riconoscerne la piena legittimità, quella contestata dalle destre. Come dire che il Vaticano si rivolge a chi più di tutti gode degli oneri e gli onori della situazione.
In secondo luogo, chiedere la sospensione della assemblea Costituente significa non contestarne la legittimità, come vorrebbero le destre, ma soltanto l’opportunità, qui e ora, in termini di realpolitik.
Questo non toglie che Maduro non potrà accogliere l’invito, che equivarrebbe a un segno di capitolazione inaccettabile. Significa però che il Vaticano, prima di affermare che Dio si è spostato a destra, vuole ancora pensarci sù. I falchi del clero di Caracas hanno sicuramente vinto una battaglia importante, ma la guerra continua.
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