DI SUSANNO SCHIMPERNA
Oggi riflettevo su quanto siamo prigionieri del “cliché”. Anche nei nostri odii, nelle nostre idiosincrasie.
Per esempio, diciamo quasi tutti per partito preso che le mode ci fanno schifo, e per stigmatizzare qualcosa le liquidiamo con un «e già, va di moda».
Invece non c’è proprio nulla di male nelle mode. Perché sono un sentire comune che agisce su chi sente differentemente come contagio, e se lo fa è perché in quel momento, in quella situazione storica e sociale, certi gusti attraversano tutti. E poi è piacevole prendere spunto, guardare, dire «ora ci provo anch’io».
Dunque: facciamo tornare di moda le cose belle. La bontà, il sorriso, l’impegno, l’onestà, la lealtà.
Lasciamo perdere il pettegolezzo acido, la diffidenza, il sospetto, la trasgressione fine a se stessa, la furbizia, la “tostaggine” intesa come valore. E mi piacerebbe che chi dice di sé, con compiacimento, «sono un grande str…», «sono una grande str…», mantenesse sulla faccenda un pudico riserbo, perché la stronzaggine è passata di moda… per sempre.
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