DI RUGGERO PO
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La lettera che tutti dovremmo leggere, a cominciare dagli espertoni da tastiera che in pochi giorni sono diventati dei Nobel di malattie mitocondriali.
È la lettera aperta di uno dei duecento operatori che, per mesi, si sono alternati al capezzale del piccolo Charlie Gard. Persone che dedicano la loro vita alle più drammatiche delle sfide impossibili. Persone che si portano indosso le storie dei loro malati come abiti, che piangono sulla metropolitana, in ansia come gli stessi familiari. Persone che, prima dei familiari, si rendono conto del momento in cui proseguire è solo accanirsi. “Ci saremmo battuti di più per lasciarlo morire prima, tranquillamente, fra le braccia dei suoi meraviglio genitori. Non fosse stato per gli interventi di Trump, del Papa, di Boris Johnson, di tutti i leoni del social che si sono già dimenticati di Charlie ma che per giorni ci hanno trattato come mostri, minacciato di morte, incuranti anche del fatto che i coniugi Gard leggessero i loro commenti deliranti”.
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