DI SILVESTRO MONTANARO
Il Cambio è finito. La straordinaria stagione di libertà e di riforme che aveva cambiato il volto di un sudamerica preda delle multinazionali, cortile di casa degli Stati Uniti e preda di feroci dittature, vive in queste ore il suo epilogo peggiore. Il Venezuela, che del Cambio era stato leader con Hugo Chavez, è ad un passo dalla guerra civile, definirlo un paese dittatoriale è semplicemente affermare la verità dei fatti.
Ho conosciuto da vicino la destra sudamericana e quella venezuelana. Una brutta bestia che non ha mai rinunciato ai suoi privilegi assurdi ed antipopolari, ma Maduro, l’erede di Chavez porta la responsabilità di averne fatto vincere la parte peggiore e di aver consegnato il suo paese alla disperazione.
Nessuno, tantomeno io, nega le trame americane nel paese, la violenza orchestrata ad arte, i linciaggi quotidiani ai danni dei filochavisti, ma è la stessa ala più vera del chavismo, come Luisa Ortega, procuratore generale della repubblica oggi deposta con la forza per le sue critiche, che accusa Maduro e la sua cerchia di aver sbagliato tutto, di aver tradito la costituzione bolivariana, di voler imporre il proprio potere con ogni mezzo, dagli arresti arbitrari alla farsa antidemocratica della costituente. Le elezioni avevano decretato la sconfitta di Maduro. Da allora si è fatto di tutto per svuotarle di significato, arrivando persino a delegittimare il parlamento e a sostituirlo con un organismo che non ha il consenso del paese. I venezuelani vivono una crisi economica spaventosa causata da errori stratosferici di politica economica. Un paese dotato di immense terre fertili è ridotto alla fame da chi non ha saputo realizzare ne riforma agraria ne differenziare l’economia del paese rimasta dipendente dal solo ciclo del petrolio. Caduto il suo prezzo, è caduto tutto il “sogno”. Tentare di rimetterlo in piedi contro un paese intero è la tragedia di chi con la democrazia, le sue istituzioni, ha pensato di poter giocare a suo piacimento. E con Bolivar questo neo stalinismo ha poco a che vedere, anzi niente.
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