DI RAFFAELE VESCERA

Non lo sentivo da quarant’anni e più, abbiamo fatto il soldato insieme, a Peschiera sul Garda, si è ricordato di me e mi ha chiamato da Albenga per dirmi che ha letto il mio romanzo “Il barone contro”, confessandomi che gli ha lasciato un nodo in gola e di sentirsi in colpa per aver appreso dal libro i terribili massacri, pari a quelli nazisti, che i piemontesi hanno fatto al Sud negli anni dell’unità. Gli ho risposto che lui non ha fatto un bel niente, non era ancora nato e tra l’altro è ligure.
“Sì, ma un mio bisnonno era garibaldino” mi fa.
“E allora? Angelo, siamo forse noi responsabili delle colpe degli avi?”
E lui: “Ti ringrazio per non portare rancore alle gente del Nord per quanto ha fatto al Sud.”
“Rancore, c’è tanta brava gente da voi, perché mai portare rancore a un popolo intero se i crimini sono stati commessi da una cerchia ristretta di guerrafondai piemontesi, governati dai Savoia, che tra l’altro hanno saccheggiato anche la tua bella Liguria, oltre a non averci dato un solo giorno di pace in 85 anni di regno sabaudo? Tutto il mondo è paese, e in ogni popolo ci sono buoni e cattivi. Dovrei forse vergognarmi anch’io per i tanti crimini che gli italiani hanno commesso nelle colonie africane? In verità, Angelo, è la guerra in sè il vero crimine, fa emergere gli uomini peggiori, e chiunque la invochi è un potenziale criminale.”
“Vero” mi dice “dobbiamo lavorare per la pace e il rispetto dei popoli”.
Annunci