DI SERGIO DI CORI
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Memento estivo:
E così, nonostante il caldo asfissiante, i feisbucchiani non ci danno tregua.
Viene promossa la neo-generazione di esperti strateghi da tastiera in “questioni sudamericane”.
El pueblo unido sostiene Maduro come faro della resistenza.
La mente del mio cuore argentino mi riporta alla memoria un episodio avvenuto nell’estate (argentina) del 2009 quando abitavo a Buenos Aires.
Era all’incirca metà gennaio e (come oggi) faceva un caldo infernale.
Chavez era già molto malato e trascorreva gran parte del suo tempo a l’Avana cercando di farsi curare dagli ottimi medici locali. Aveva presentato ai venezuelani il suo vice Maduro come l’unico successore. Il suo amico Fidel cercava di convincerlo a cambiare persona considerandolo “totalmente inadatto” e si scontrarono. A Caracas, intorno al 15 Gennaio, ci fu l’emergenza idrica, provocata da una gestione improbabile e totalmente inefficiente del sistema locale di fognature e di fornitura idrica. Mentre Chavez stava a Cuba, Maduro comparve in televisione spiegando che l’emergenza idrica era provocata dalle “cattive abitudini imperialiste” del popolo annunciando la “necessità di una immediata rivoluzione della quotidianità”. Spiegò a tutti (con un video che venne trasmesso per tre giorni alla tivvù ogni ora) “come i venezuelani devono farsi la doccia per aiutare la rivoluzione bolivariana”. Il bagno nella vasca doveva essere vietato. Andava bene soltanto la doccia. Bisognava girare il rubinetto e provocare il gettito d’acqua per 30 secondi, dopodichè chiudere. Insaponarsi per mezzo minuto senza acqua, poi aprire l’acqua e sciacquarsi per altri 30 secondi. Altri 30 secondi per i capelli. Nessuna doccia doveva superare i tre minuti di durata. “Chi usa la doccia per un tempo superiore ai 4 minuti è un controrivoluzionario che sta aiutando l’imperialismo statunitense”. Non contento di questa bella pensata, dopo tre giorni, osò sostenere che tale pratica doveva essere applicata in tutto il continente sudamericano. L’allora capo dell’esecutivo argentino (Cristina Kirchner) molto preoccupata dal diffondersi del chavismo a sud del Venezuela, si fece intervistare alla televisione argentina sostenendo che per motivi igienici, in Argentina, il governo invitava caldamente la popolazione a lavarsi continuamente le mani, facendosi diverse docce al giorno. Interpellata su l’uscita di Maduro (in spagnolo “maduro” significa “maturo”) disse: “Il giovane deflino venezuelano non mi sembra maturo per le responsabilità del potere decisionale e in Sud America nessuno dà ordini a nessun altro, quantomeno fintantochè io sarà presidenta”. In Brasile lo prendevano in giro i comici alla televisione. I turisti fuggirono via da Caracas e crollò il mercato turistico estivo provocando un peggioramento della situazione economica. Argentini, brasiliani, uruguaiani e cileni protestarono con Castro. E alla fine Fidel disse la sua, con l’autorevolezza di una scelta salomonica, che fu chiara a tutti: “I cubani vantano una invidiabile tradizione di scuola medica e la sanità è il nostro fiore all’occhiello. Grazie al fatto che i cubani sono un popolo molto pulito. Si lavano sempre. Costantemente. Continuamente. Dovete lavarvi spesso, sempre. Tanto più un cubano si lava, tanto più Fidel lo applaude e lo approva. Il popolo cubano è davvero pulito. Forse siamo il popolo più pulito del mondo”.
Fine della polemica.
Da quel giorno (8 anni fa) in tutto il continente sudamericano, Maduro diventò un personaggio folcloristico, come da noi il senatore Razzi.
Tanto per capirsi.
Grazie per l’attenzione.
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