DI NELLO BALZANO
Lo ius soli è definitivamente tramontato, non ci voleva molto a capire che sarebbe successo per decisione del segretario del PD. Così come sono spariti dalle aule il confronto sulla legge elettorale e la stucchevole discussione sui vitalizi, continua, però, l’ossessione di inseguire in tante dichiarazione la più becera delle destre. Se quindi vogliamo fare una previsione arriveremo alle prossime elezioni con unico sbocco: un governo estraneo alla rappresentanza popolare, quindi tecnico o accordi tra partiti che oggi fanno finta di contrapporsi, con la benedizione dell’Europa e del Fondo Monetario Internazionale. Non è una semplice supposizione, ma la spiegazione di ciò che il sistema di informazione giornalmente rilancia: illusori risultati di una crescita occupazionale e crescita economica, ma soprattutto i dubbi e le contrarietà verso un sistema di soccorso dei migranti prevalentemente effettuato dal volontariato. Quando arrivi a quel punto significa non essere più in grado di ammettere una sconfitta, ma soprattutto assecondare in modo più tenero le dure reazioni nei confronti dell’immigrazione che giornalmente arrivano dai 28 dell’Europa. Renzi a modo suo sta recitando questo copione, non per rispondere al suo elettorato, ma per non affondare nelle sabbie mobili aggrappato al ramo sempre più debole di un partito che si è staccato dalle sue originarie radici, la sinistra è vero cerca di riconquistare quell’elettorato, ma paga le contraddizioni e le divisioni frutto di un ritardo e incapacità di non essere stata in grado di interpretare ciò che giornalmente si stava verificando. Quindi lo scontato risultato elettorale produrrà l’ennesimo governo che dovrà completare la realizzazione delle “riforme” richieste nella lettera consegnata a Berlusconi e Tremonti nel settembre del 2010, ovvero ciò che si è chiesto e portato a termine in Grecia, ma con l’unica consapevole ragionevolezza di avere a che fare con un Paese che in tutti i suoi numeri è dieci volte maggiore, quindi con proteste difficilmente controllabili, rispetto al povero popolo ellenico. Alla sinistra resta solo una possibilità, cercare di limitare i danni, rassegnandosi ad un’opposizione certa, con un’unica speranza di fronte unico, soprattutto nella ricerca di un coinvolgimento organizzato dei pezzi della società più deboli, non di certo un compito semplice, un contesto completamente diverso contenente settori estranei fino a pochi anni fa ai riferimenti della sinistra classica, orfani di un centro democristiano, oggi frammentato in ogni partito dell’arco parlamentare. In pratica un “pit stop” obbligato e tutto sommato giusto ed opportuno, per cercare di ricaricarsi, ma soprattutto analizzare i tanti errori commessi nell’illusione di essere gli unici in grado di assumersi responsabilità difficili, ma non richieste.
Il PD continuerà nella sua frantumazione si regalerà alla destra, pur di non dare ragione alla sinistra, il suo segretario, semplicemente, dovrà pentirsi di non aver dato seguito alla promessa dello scorso anno, ovvero abbandonare la politica.
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