DI GIORGIO DELL’ARTI

Si dà notizia, non si sa quanto credibile, che nel nord del Venezuela, stato di Carabobo, un gruppo che si dichiara adepto del Fronte Paramacay e obbedisce a un capitano Juan Caguaripano, «comandante dell’operazione Cabobo», ha tentato una sollevazione contro il presidente Maduro. Gli uomini di Maduro, forse addirittura dei poliziotti o forse militari di diverso avviso, hanno subito represso il moto, intorno al quale non si hanno altre informazioni.
• Perché la notizia non sarebbe credibile?
Nell’annunciare che il golpe era fallito, il numero due del regime, Diosdado Cabello, ha definito la sollevazione prima «attacco terroristico», poi «situazione irregolare», ha annunciato numerosi arresti e soprattutto ha informato che le autorità hanno «attivato piani di difesa e dispiegato truppe, in modo da garantire la sicurezza interna». Come in Turchia, quando un colpo di stato burletta ha permesso a Erdogan un giro di vite che ha trasformato un regime democratico in un regime autocratico, allo stesso modo la messa in scena di un golpe da poveracci (erano in tutto una quindicina) sta permettendo a Maduro di blindare il Paese mettendo avanti le mani di fronte alla Comunità internazionale che gli è generalmente contraria (a parte cinesi e russi). Questo capitan Caguaripano, prima di sparire dalla cronaca e dalla storia, ha fatto in tempo a esibirsi in un video insieme con un gruppetto in divisa e a dire: «Ci dichiariamo in legittima ribellione, uniti più che mai al coraggioso popolo del Venezuela, per disconoscere la tirannia assassina di Nicolas Maduro. Questo non è un colpo di stato. È una azione civica e militare per ripristinare l’ordine costituzionale».
• A lei Maduro è antipatico, ma ho letto di autorevoli italiani che sono schierati dalla sua parte e dicono che la stampa italiana e occidentale fa il gioco dell’imperialismo americano, al quale interessa solo di mettere le mani sul petrolio venezuelano.
Sì, posizioni assai interessanti, proprio perché controcorrente. Gianni Minà sostiene che in base ai dati sui morti («io ce li ho») ha ammazzato più gente l’opposizione che Maduro. «Intellettuali e combattenti come l’argentino Adolfo Pérez Esquivel (premio Nobel per la Pace nel 1980) o il brasiliano Frei Beto hanno espresso solidarietà a Maduro: sono forse amici dei criminali? C’è un bel pezzo di propaganda dietro alla storia che Maduro affami il popolo. Il chavismo ha vinto, altroché! Oggi l’esperienza bolivariana ha pure un canale televisivo (TeleSur) e una banca intercontinentale…». Bertinotti annuncia un suo saggio in trentamila battute, pronto per fine settembre, in cui «spiegherà tutto». Gianni Vattimo: «Io l’ho conosciuto Maduro e non m’è sembrato un mostro di cattiveria. Sono i paramilitari non governativi che ammazzano». Diego Fusaro: «Se Marx, Gramsci e Lenin fossero vivi ora sarebbero qui a difendere il comunista e patriota Maduro dall’aggressione americana che, come nel Cile del ‘73, punta ad abbattere un governo che resiste al capitalismo globalizzato».
• Potrebbe essere, no? Tante volte abbiamo creduto cose che il tempo ha girato nel loro contrario.
Opporrei a queste dichiarazioni le frasi di Maria Corinha Machado, cinquant’anni, deputata, manager, donna ricca e impegnata da tempi non sospetti in iniziative di volontariato a favore di poveri e piccoli criminali da recuperare. Ha detto a Paolo Mastrolilli: «La gente muore di fame, i bambini cercano da mangiare nella spazzatura, e il regime rifiuta le elezioni. L’unica cosa che tiene Maduro al potere sono le forze armate». Vede il rischio di una guerra civile? «No, perché la popolazione è unita nell’aspirare a libertà, giustizia, prosperità e democrazia, contro una cricca di individui corrotti civili e militari, disposti a tutto per restare al potere perché sanno di aver commesso reati per cui saranno puniti». Di quali crimini parla? «Collusione col narcotraffico, riciclaggio di denaro sporco, collegamenti con gruppi terroristici islamici». Si riferisce alle voci secondo cui le Farc hanno usato il territorio venezuelano per il traffico di droga? «Non sono voci, ci sono le prove. Il regime ha consentito ai ranghi più alti dei militari e del governo di essere coinvolti personalmente in questa attività. Oggi il Venezuela è il veicolo principale per portare la droga colombiana in Europa e Usa». Quali sono i gruppi terroristici di cui parla? «Ad esempio Hezbollah. I servizi segreti europei e americani hanno le prove che il regime ha scambiato risorse con questi gruppi per anni». Poi c’è la storia di Luisa Ortega Diaz.
• Chi è?
La procuratrice generale del Venezuela, fedelissima del defunto presidente Chávez. S’è messa contro Maduro sostenendo che le votazioni per l’Assemblea costituente – quella che ha il compito di esautorare il Parlamento dove l’opposizione ha la maggioranza – sono state irregolari e che la stessa Assemblea è «un elemento del quadro fraudolento, illegale ed incostituzionale» in cui Maduro ha precipitato il Paese. Sono andati a chiederle se non aveva cambiato bandiera, e ha risposto «los que cambiaron fueron otros». Maduro, tra gli applausi entusiastici dei costituenti, l’ha rimossa.
• È un fatto che Maduro sta vincendo.
Il Venezuela è stato definitivamente sospeso dal Mercosur, il mercato unico dell’America Latina. In ottobre scadono bond per tre miliardi e settecento milioni. In cassa aveva a metà luglio meno di dieci miliardi di dollari (nel 2009 erano 43 miliardi). Pechino ha già anticipato 60 miliardi di dollari, che il Venezuela deve restituire con forniture di greggio (calate nettamente nell’ultimo anno). La Russia ha dato cinque miliardi, pigliandosi però la metà della compagnia petrolifera Citgo, operazione che ha dato la stura a un gigantesco contenzioso mondiale davanti ai tribunali americani. Maduro è furbo, ma vivere di debiti sembra a questo punto piuttosto complicato.
Annunci