DI GIULIO CAVALLI
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“Il mio mestiere è evitare che il paziente muoia, non ucciderlo. Avete davvero mai incontrato un infermiere o un dottore che vuole la morte di un bambino? Non volevamo perdere Charlie, ma era nostro obbligo legale e morale, il nostro lavoro, diventare suoi portavoce quando è stato ora di dire basta.
 Era ovvio per tutti quelli che lo hanno curato. Gli abbiamo dato farmaci e fluidi, abbiamo fatto tutto quello che potevamo, anche se pensavamo che avrebbero dovuto lasciarlo spirare tra le braccia dei suoi genitori, in pace, amato.
Gli abbiamo dato farmaci, abbiamo fato tutto quello che potevamo. Anche se abbiamo pensato che avrebbe dovuto scivolare via tra le braccia dei suoi genitori. Non lo abbiamo fatto per Charlie. Non l’abbiamo fatto nemmeno per sua mamma e suo papà. Negli ultimi tempi abbiamo fatto tutto questo per Donald Trump, il Papa e Boris Johnson che improvvisamente sapevano di più su malattie mitocondriali rispetto ai nostri consulenti esperti.
E l’abbiamo fatto per i leoni da tastiera che hanno pensato che si potesse scrivere tutto il male possibile del personale medico al Great Ormond Street, anche se noi eravamo ancora lì accanto a Charlie, per prenderci cura di lui nel miglior modo possibile, come abbiamo sempre fatto.
L’abbiamo fatto mentre ogni nostra fibra ci diceva che stavamo sbagliando, che avremmo dovuto smettere.
Ma non potevamo.
Nel corso delle ultime settimane, i media e il dibattito pubblico hanno trasformato la vita di un bambino in una soap opera, in una questione giuridica discussa in tutto il mondo.
Lavorando nel reparto di terapia intensiva è come vivere in una bolla, il più delle volte, ma in questo caso siamo andati oltre. Sono sempre stato orgoglioso di poter dire che lavoro qui, ma non ora. Anche i miei amici mi hanno chiesto: “Perché stai cercando di uccidere questo bambino?”
Voi vi dimenticherete di Charlie, andrete avanti tranquilli con la vostra vita. I suoi genitori vivranno con questo dolore per sempre continuando a chiedersi se hanno davvero preso le giuste decisioni per il loro figlio, se sono stati abbastanza forti per compiere quelle scelte tra la vostra  furia di voi mentre osservavate da dietro lo schermo lo svolgersi del dramma”.
Sono le parole di un infermiere che ha curato Charlie Gard. E dicono tutto meglio di qualsiasi editoriale. La sua lettera al Guardian vale, per umanità e lucidità, molto di più di milioni di gretti discorsi da bar che abbiamo sopportato per settimane e ci dicono una cosa semplice semplice: accanirsi è disumano.
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