DI SABRINA PARAVICINI
Siamo partiti da Lione per Parigi alle dieci e mezza questa mattina, stanotte ho sognato di sentire. Questa mattina sono partita con una sensazione di calore al petto, era il sentimento che ho sognato questa notte, appiccicato a me insieme alla persona che da tempo ha preso il mio cuore. Va e viene. Anche la mia sensazione di calore va e vieneMentre guido penso a quanto sia bello “sentire”, provare qualcosa, provare un sentimento. Le distanze si annullano, resta il cuore, resta quel calore. E’ un’emozione. Oggi era così grande che la sentivo pulsare da dentro.
Un giorno vorrei tornare a Lione in quell’hotel, vorrei tornare con un amore, e vorrei che mi portasse a cena in un locale vicino all’argine del fiume dove ieri sera ho visto una coppia innamorata. Erano in penombra, sembravano felici, avevano sei bicchieri sul tavolo. Lui aveva un camicia bianca e lei un vestito nero. Li ho visti mentre camminavo insieme a Nino, li ho visti e li ho immaginati anche dopo. Ho immaginato anche me in una prossima vita. C’è tempo, c’è tempo per ogni cosa, per correre, per fermarsi, per godersi il silenzio, per i figli e per il futuro.
La parola di questo viaggio è TEMPO. C’è tempo, mi godo il momento, il viaggio. Non corro più. Arrivo lo stesso, arrivo bene, senza stress.
Il viaggio di oggi è andato benissimo, nessuna coda, niente traffico. Le gomme erano a posto. Sono andata piano per sicurezza, per cautela. Per responsabilità. Ho la piena responsabilità di questo viaggio .
Arriviamo a Parigi dalla Porte D’Italie e per un attimo ho paura. Poi mi dico che per una persona che abita a Roma da vent’anni, che ha guidato a Napoli per sei mesi, Parigi non può essere un problema. E infatti non lo è arriviamo all’hotel senza sforzo, in poco tempo. E’ un altro concept hotel con arredamento nordico.
L’arredamento norvegese è l’altro mood di questo viaggio in Francia.
Lasciamo i bagagli e andiamo in Place de la Republique dove ci sono ragazzi con lo skate e per i bambini hanno allestito dei giochi di abilità tutti di legno, bellissimi.
C’è una zona con il tiro con l’arco, Nino la vuole fare, ci sono tanti bambini, nella fila accanto a noi c’è un uomo, anche lui vuole tirare. Lo mettono accanto a Nino. Lui è strano, troppo calmo. Tira due volte e fa centro perfetto. Mi viene una strana angoscia, siamo a Parigi, e se questo tizio gira l’arco e comincia a tirare contro i bambini gridando Allah Akbar!?
Il ragazzo che sta facendo tirare Nino è gentile e tranquillo, io dico “Dai Nino adesso andiamo” ma lui ha ancora 4 frecce, l’uomo ha l’ultima freccia, fa l’ennesimo centro prefetto. Il ragazzo che lo segue gli fa i complimenti. L’uomo si allontana e Nino fa altri tiri, non prende il palloncino azzurro e il ragazzo gli fa fare un tiro in più. Non lo prende ma è felice.
Non aveva mai tirato con l’arco.
Salutiamo e andiamo a fare altri giochi.
“mamma! qui è tutto gratis!!” Nino è incredulo.
Arriviamo a piedi fino al Marais, stiamo sdraiati sul prato mezz’ora e poi andiamo a cena da Bofinger, non siamo a Parigi se non andiamo a cena da Bofinger a mangiare le ostriche crude. Lui prende un hamburger con le patatine, sono gentilissimi. Come sempre, da sempre.
Bofinger lo conosco dal 1995, da quando sono venuta qui a Parigi a fare dei video per Planet, il programma che conducevo su Italia Uno. Quell’estate ero rimasta a fare una scuola di recitazione, l’insegnante mi chiese di restare a finire la scuola per tre anni. Dissi di no e tornai a Milano. Non ho avuto il coraggio di rischiare. E’ andata così, penso che alla fine sia andata bene.
Ascolto musica, Nino guarda un film. “La mia vita da Zucchina.” un cartone animato francese.
Boulevard. Sempre Ghali.
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