DI SABRINA PARAVICINI
Partiamo da Montpellier dopo avere fatto colazione in un piccolo caffè bio, Nino mangia due cookies e dice una frase in francese alla signora del caffè, lei gli dice che ha capito bene e lui è felice.
Io mangio pane alle uvette tostato con una marmellata fatta in casa di frutta esotica, beviamo estratti di arancia e pompelmo.
Partiamo. Il navigatore dice che ci vogliono 3 ore, in realtà è tutta una coda, ce ne vorranno almeno 5. Alle due ci fermiamo in un autogrill per prendere qualcosa da mangiare e sembra che sia arrivata la fine del mondo. Ci sono tre casse e ad ogni cassa ci saranno 100 persone, anche per andare in bagno facciamo una coda di 40 persone. Fuori in mezzo ai parcheggi famiglie che pranzano sedute per terra.
Alla fine ripartiamo, in coda, arriviamo a Lyon dopo 5 ore, pochi chilometri prima si accende una spia: “controllare la pressione delle gomme”
Ma come? La macchina ha otto mesi, è nuova! Non ci sono benzinai fino alla zona vicino al porto. Lì ne vedo uno c’è una giovane donna con un bambino, stanno pulendo con la gomma dell’acqua la pavimentazione del distributore, le spiego il problema lei mi indica un angolo. Le dico che non so come fare. Lei mi dice di cercare il valore della pressione delle gomme e poi mi farà vedere come si fa. INCREDIBILMENTE comincia a piovere! Dopo 5 ore di macchina con i sandali zuppi e gli occhiali pieni di gocce che non riesco ad asciugare cerco di vedere sulle gomme la sigla, prendo il libretto delle istruzioni e cerco “ruote”. Trovo tutto, lei mi fa vedere come si fa. Un tubo va inserito nell’apertura della gomme e si guarda il valore della pressione. chiedo a Nino di aiutarmi, piove e io ho già il vestitino completamente bagnato. Nino non capisce come si deve fare a vedere i numeri, allora gli dico di spingere l’aria dal tubo, ma non riesce a fare neanche quello. Non riusciamo a fare nulla e da sola non riesco. Chiamo la ragazza, mi aiuta. E’ gentile. C’è una gomma posteriore che è sgonfia, la gonfiamo.
Smette di piovere e in pochi minuti mi asciugo completamente.
Rientro in macchina. Nino mi guarda, severo.
“Mamma io non sono un gommista, sono un regista”.
Giuro. Mi dice proprio così mentre io ho ancora gli occhiali da vista sulla testa al contrario e quelli da sole non riesco a capire dove sono. Mi viene da ridere, sono stanca, mi ero preoccupata. Mi sono presa l’unica pioggia caduta in tre minuti.
“Sono un regista non sono un gommista” è la frase magica che mi fa scoppiare a ridere.
Ha ragione Nino, io invece sono una regista che oggi è anche un po’ gommista.
Arriviamo all’hotel, è bellissimo, c’è la Nespresso in camera, ci offrono un aperitivo che è praticamente una cena. È un concept hotel, la catena Okko.
Facciamo un giro per la città. È sconvolgentemente bella.
Davvero. E’ bellissima, piena di giovani che vanno in bicicletta, gli argini del fiume sono organizzatissimi. E’ pulita, incredibilmente pulita. Austera ma viva. Elegante ma giovane.
Con una luce incredibile. E dei palazzi meravigliosi.
Ora siamo stanchissimi. Domani partiamo per Parigi.
Da ieri penso al ragazzo svenuto e al gigantesco ramo caduto a pochi metri da noi. Penso che questo viaggio ha avuto molti imprevisti. Ogni problema mi ha fatto guardare dentro un pezzo di me, pezzi che stanno andando via che lasciano posto a una Sabrina più aperta, più rilassata. Madre di un bambino che è un fantastico compagno di viaggio.
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