DI ANTONIO NAZZARO
“Solo confusione e pasticci questa gente non è capace di far altro che casino”. E’ questa la frase più ricordata del Generale venezuelano e padre della Patria Francisco de Miranda prima di essere consegnato agli spagnoli. Tutto quello che rappresenta Miranda nel mondo dell’America si riassume in un epiteto: «il primo venezuelano universale» presente nella guerra d’indipendenza degli Stati Uniti, e nella Rivoluzione Francese. Musicista suonava in compagnia di Haydn il flauto traverso, scrittore. Forse, l’ultimo dei militari dell’America del Sud a essere un vero intellettuale e artista.
Seduto dopo una coda interminabile iniziata alle cinque del mattino in una Caracas dove L’Avila non si toglie le lenzuola delle nuvole dagli occhi, il governo non aveva ancora distribuito i centri per fare la carta d’identità cambio fondamentale nella storia del paese. Centinaia di migliaia di venezuelani smisero di non esistere. Guardo con sottomissione l’impiegata di fronte a cui sono seduto. Ha modi spicci e le mie risposte con accento italiano e modi di dire messicani della vita altra la sorprendono e mi chiede di mostrarle il mio passaporto.
Obbedisco, fare domande o chiedere spiegazioni o peggio cercare di darle sarebbe solo un allungare i tempi ed ho le caviglie in gola. Mi guarda sorride e mette il timbro. Manca una scrivania ed è fatta. Sto per sedermi e s’apre la porta come nella poesia delle nere scale di Penna, ed è così bello il giovane dal sorriso che illumina l’ufficio “taverna” dove i ventilatori più che fare aria sembrano affettarla ma è un istante.
Calatosi il berretto chiede dove si fanno le carte d’identità?
Qui, gli risponde l’impiegata non senza prima avermi confessato che il fidanzato della figlia è d’origini italiane. Irrigidito in una posizione che per la prima volta disegna l’uniforme che veste risponde sicuro e come d’abitudine, da educazione: “Ma sono un militare”.
Resto in piedi e lascio il posto.
Si considera che non sia giusto per l’immagine dell’esercito che dei militari si vedano fare la coda non si capisce ancora se a livello estetico o per l’efficienza militare. Le divise strette o grandi mostrano sempre i loro anni e gli aggiustamenti materni all’uniforme del figlio la povertà.
Alla fine degli anni ‘50 mio padre era stato mandato a fare il servizio militare in una caserma di Siena e nel vedere tre commilitoni, tre amici contadini e dello stesso paese contenti, lui ribelle e comunista, all’epoca fotografo dell’Unità, non si trattenne e gli gridò che come potevano essere contenti della vita da schifo che gli facevano vivere i padroni. I tre sorpresi lo guardarono sorridendo:”Vittó tre pasti sicuri al giorno senza lavorare ma stai scherzando?”.
In Venezuela si può entrare a far parte dell’esercito tra i diciotto e i cinquant’anni e l’ingresso garantisce a parte l’accesso alle varie carriere, uno stipendio equivalente al salario minimo, assistenza medica, sociale e un’assicurazione sulla vita e in caso di incidente. Come un lavoratore verrebbe da dire: ed è vero, ma il 40% dell’economia del paese è informale. In termini quotidiani vuol dire senza legge e sempre alla mercé del prepotente di turno: padrone, delinquente, poliziotto e militare.
Nei paesi del Latino America l’Autorità si confonde sempre con l’oppressione e l’abuso è una delle più grandi eredità culturali lasciate dalla conquista e rafforzate dall’emigrazione europea finita la seconda guerra mondiale. Un caro amico uruguaiano, adesso ma che per lungo tempo faceva fatica a parlarmi perché il mio accento italiano gli ricordava i suoi torturatori, rende bene l’idea di una parte degli appartenenti all’emigrazione del dopoguerra e spiega anche le innumerevoli Lupe Capitoline che adornano i centri dell’italianità d’America.
L’uniforme o meglio la divisa ha la funzione di mettere in evidenza l’autorità dello Stato quando quest’ultimo esiste ed è in grado di dare, controllare e difendere questa investitura. Mi è capitato spesso di pensare alla scena di un film dove Alberto Sordi, diventato vigile veste l’uniforme come se fosse un cavaliere del medioevo. O Superman che si toglie gli abiti civili per vestire quelli del paladino della giustizia.
In un paese dove il potere non ha bisogno di uno Stato giusto ed efficiente il vestire la divisa non t’investe di un’autorità definita e limitata dalla legge, ma spesso troppo spesso in un complice del potere e delle sue necessità e che permette, a mo’ di controllo, d’usare la divisa come strumento di abuso sui civili. Insomma il sogno della madre sulla porta a guardare il figlio che va a fare il militare ma che farà carriera e tornerà con denaro in una fiammante divisa ha un prezzo troppe volte caro: la perdita di dignità.
Sembra che tra i cadetti che consegnarono Miranda agli spagnoli ci fosse anche Simon Bolivar ma gli storici non concordano sul fatto.
Di Simon Bolivar resta la spada, di Miranda il flauto traverso.
Del giovane soldato adesso si fa fatica a vederne la bellezza. Resta il saluto di disciplina e l’odore acre come polvere da sparo dell’abuso.

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