DI DIEGO FUSARO

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 Proviamo a pensare altrimenti. Sempre. Non v’è altra via se non quella del pensiero critico, non omologato e per menti a sovranità non limitata. Tutto il resto è chiacchiera preordinata e coessenziale al nuovo ordine simbolico glorificante sub specie mentis il nuovo ordine mondiale classista. Con ripetitività ossessiva, degna del peggior mantra, ci ripetono sempre la stessa storia. Sempre la stessa narrazione, forse in ossequio al detto di quel noto criminale nazista che ebbe a sostenere che una menzogna ripetuta all’infinito passa poi per verità.

QUALI SAREBBERO QUESTI LAVORI? Ecco che, con commozione lacrimevole, ci ripetono a tambur battente che i migranti ci aiutano, perché gli italiani certi lavori non li fanno più. Ci soccorrono, perché in certe condizioni gli italiani, notoriamente «pelandroni» e avvezzi a campare «al di sopra delle loro possibilità», non sanno più lavorare. Anche in questo, nello storytelling egemonico, i migranti sono un modello da assumere in modo irriflesso e senza possibile discussione critica: una «risorsa», come vergognosamente li chiama la neolingua gravida di capitale. Pensiamo altrimenti, allora. E chiediamoci: ebbene, quali sono questi lavori che gli italiani non vogliono più fare? Quali salari prevedono? Di cosa stiamo parlando, in concreto?

VECCHI E NUOVI SFRUTTAMENTI. Ebbene sì, dopo la gloriosa (e oggi obliata) stagione delle lotte di classe e delle conquiste salariali, gli italiani certi lavori non li fanno più (o, forse, non li facevano più, visto le nuove tendenze, modello Expo di Milano): e per fortuna, aggiungerei. Lo sfruttamento nelle sue forme più brutali era stato parzialmente arginato. I diritti erano scaturiti dalle pratiche del conflitto e dall’organizzazione sindacale di una classe operaia che se anche non era stata capace di superare il capitalismo per via rivoluzionaria, se non altro ne aveva moderato e temperato le tendenze. Il fatto che oggi i migranti, privi di diritti, vengano sfruttati senza pietà e usati per fare appunto quei lavori che gli italiani non fanno (o non facevano) più diventa un sordido argomento per imporli anche agli italiani.

IL PUNTO DI VISTA DEL “PADRONE”. Dobbiamo – questo il tacito assioma – prendere a modello il lavoro sfruttato dei migranti, e magari anche la loro condizione di vita spesso disumana, che presto o tardi sarà la nostra (Boldrini dixit). Il punto di vista del logoro assioma «i migranti ci aiutano, perché gli italiani certi lavori non li fanno più» si rivela, allora, essere il punto di vista dei padroni e degli oppressori. Suddetti padroni mirano non certo a far diventare come noi i migranti: vogliono, invece, far diventare noi come i migranti, schiavi ideali, supersfruttati, senza diritti. Ecco svelato l’arcano.

 

 http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/08/08/il-subdolo-teorema-immigrazionista-del-certi-lavori-gli-italiani-non-li-fanno-piu/212794/

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