DI GIULIO CAVALLI

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La storia è bella da entrambi i lati: davanti c’è l’amore che anche se imbocca sentieri difficili si ostina a rimanere denso e dietro c’è il fatto che l’abbia raccontata un aspirante giornalista che per penna e sensibilità meriterebbe di essere in pagina rispetto a molti altri. Enrico Galletti, studente e blogger de “Giovani punti di vista” per Il Giornale, ha pubblicato una foto sul suo profilo Facebook: c’è un uomo con i piedi piantati nella sabbia che trascina la sedia a rotelle della moglie. In spiaggia. “Tre chilometri. Dal parcheggio alla riva del mare. – scrive Enrico – Un mare blu e cristallino. E lui l’ha voluta portare proprio lì, in Sardegna, in una delle spiagge più belle ma anche più difficoltose da raggiungere in auto. Proprio oggi, quando il termometro segnava 39 gradi. Lei paralizzata e lui con un cappello di paglia sul capo per asciugare le gocce di sudore. Tre chilometri a piedi sotto il sole cocente, con la moglie sulla sedia a rotelle accompagnata fino alla battigia.”

Enrico, con altre due persone, si propone di aiutare quell’uomo e sua moglie. “Proponiamo all’uomo di fare una pausa – scrive a commento della foto -, che avremmo trainato noi la carrozzina fino al parcheggio. Ma lui non accetta. E insiste: «Avete fatto fin troppo». Ancora silenzio. Una nuova goccia di sudore cade sulla sua fronte. «Non la abbandono mai, mia moglie». E in effetti, stamattina, non l’ha portata in un posto qualsiasi. Non si è fermato alla prima spiaggia, di gran lunga più vicina al parcheggio. L’ha portata in quella migliore, lui, il marito con cui quella donna ha condiviso una vita”.

Nei supermercati, sulle spiagge, nei parcheggi o nelle sale d’aspetto degli ospedali, in tutti i luoghi che noi consideriamo così minimi, amori che si sorreggono in un riserbo quasi imbarazzato. Coppie che si amano da decenni e si dividono per due le fatiche e le sfortune come se fossero semplicemente un’altra prova d’amore, come quelle della prima sera in cui si sono conosciuti. Ci sono storie che dovremmo prenderci la briga di raccontare per dare un profumo a questo tempo che sembra sempre così grigio.

“E mi scuso per la foto rubata, ma ci sono immagini che raccontano storie, e che per questo meritano di essere condivise, nel pieno rispetto delle persone.”, ha scritto Enrico. E invece hai fatto benissimo. Ci hai fatto benissimo.

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