DI SABRINA PARAVICINI
Piove, stamattina ci svegliamo e improvvisamente a Parigi è autunno, 17 gradi e pioggia. Nino adora la pioggia, usciamo, io tengo in mano l’ombrello, lui sta davanti a me felice.
Vicino al nostro hotel di Parigi c’è un piccolo locale, si chiama “sister pancake”. Alle 9.20 siamo lì. E’ chiuso, apre solo alle 9.30, accanto c’è un altro locale, molto più cool, già aperto da venti minuti ed è già quasi pieno. Oggi per noi dieci minuti sono tanti, dobbiamo fare i bagagli, passare dalla città della scienza e la geode, e poi abbiamo quasi tre ore di macchina per scendere nel centro della Francia, a Bourges.
Guardo ancora la porta di Sister pancake, si affaccia una donna black che porta dei sacchetti dell’immondizia. Non possiamo aspettare. Entriamo nel locale accanto.
Prendiamo il menu pancake con lo sciroppo d’acero e per Nino il menu pane burro e marmellata.
Arrivano tre pancake e una fetta di pane con venti grammi di burro e un cucchiaio di marmellata. La fetta di pane costa 5 euro. Passo a Nino i miei pancake e mangio la fetta di pane con un caffè. Il conto è 16 euro.
Facciamo i bagagli, incontriamo Kiko fuori dall’hotel e ci mostra il suo pulmino, quello con cui porta i giro i gruppi per i concerti, dentro è davvero leopardato, Nino sgrana gli occhi, sale, facciamo una foto con Kiko e partiamo.
Arriviamo alla Villette in pochi minuti, entriamo, abbiamo mezz’ora per fare il giro della città dei ragazzi 8-12 poi ho preso il biglietto per la Geode: danno il documentario della Nasa sulla missione nello spazio di Samantha Cristoforetti.
Nino si mette il gilet verde, la giacca viola e la cravatta rossa e fa il giro del parco ragazzi. Gli altri lo guardano con curiosità, hanno tutti tshirt e pantaloni, ma nessuno lo guarda con malizia. Corriamo alla Geode, facciamo dieci minuti di coda. Quando inizia il documentario e si vede Samantha Cristoforetti entrare nella base spaziale e abbracciare la sua collega Helena a cui darà il cambio comincio a piangere, piango anche dopo quando inquadrano la terra e l’Italia di notte, mostrano la terra di notte, con le luci delle città che la popolano, la cosa che mi sconvolge è vedere la differenza tra la Corea del Sud illuminatissima e la Corea del Nord, buia.
Astrosamantha beve il caffè in assenza di gravità e fa gli esercizi con una strana macchina per il fitness, un collega le taglia i capelli che volano via. Gli astronauti fluttuano per la base e Nino ride. Aprono una busta con della frutta che comincia a fuggire verso l’alto. Sembra un esercizio di giocoleria. Nino ride forte. Ci mostrano l’esperimento di far crescere delle verdure nella base, riuscito, gli astronauti le mangiano. Questo significa che da oggi chi parte in spedizioni spaziali può coltivare il cibo e sopravvivere in autonomia Ci raccontano tante altre cose, la siccità, la futura mancanza di acqua, l’innalzamento del livello del mare, la scomparsa di alcune città. Tutto dipende da noi. Il futuro della terra dipende da noi.
Finita la proiezione mangiamo da Burger King e partiamo.
Il viaggio è faticoso, perché ho mal di testa da ieri, Nino dorme due ore e quando arriviamo a Bourges mi chiedo se non era una tappa che potevamo evitare. Troviamo l’hotel e ci accoglie una famiglia: nonna, madre, due bambini e un cane esattamente uguale alla mia Hermi, un west highland.
Ci offrono da bere e da mangiare, ci spiegano tutti i codici per entrare e uscire dalla casa. La nostra è la stanza Colette, con la vasca idromassaggio e un letto enorme. La signora ci offre un passaggio per il centro storico, andiamo tutti: siamo sei in macchina. Ci fa portare l’ombrello, dice che il tempo cambia ogni dieci minuti. La bambina piccola piange perché odia il seggiolino della macchina, per farla ridere nino le fa le boccacce e tutti insieme le cantiamo Happy Birthday perché le piace. Dimentico l’ombrello, dopo cinque minuti la nonna ci raggiunge nella cattedrale e ce lo porta. Sono deliziosi. Sono simpatici. Gentilissimi.
Giriamo un po’ e in effetti Bourges è splendida.
Andiamo a cena in un posto che si chiama “le trois petits chochons” i tre piccoli porcellini.
Bevo un bicchiere di vino rosso. Questa sera ho bisogno di mangiare carne, non ne mangio quasi mai. Prendiamo filetto di bue. E’ alto almeno cinque centimetri. E’ praticamente crudo. Nino mi dice “facciamo il gioco del ti piace di più” “ok”
“mamma ti piace di più la carne bianca o rossa?”
“rossa”
“attenta al cancro!”
Lascio il mio filetto mezzo crudo mentre lui l’ha praticamente divorato. Da domani dobbiamo assolutamente metterci a dieta.
“dove andiamo domani NIno?”
“torniamo a casa, a casa della nonna”
“ma sono quasi ottocento chilometri, non so se riesco”
“dai mamma andiamo piano piano”
“va bene, ci proviamo”
E’ stanco, anche io sono stanca e in effetti ho voglia di riposarmi un po’, di non fare più programmi.
Vediamo, domattina ci svegliamo e partiamo. Poi si vedrà.
Ascolto una versione acustica di Billie Jean.
Nino guarda un cartone animato. Lorax, una storia ecologica contro la deforestazione.
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