DI CHIARA FARIGU

Questa foto, postata sul web, nel giro di poche ore, é diventata virale. Non c’è da stupirsi, l’immagine parla da sola, non ha bisogno di spiegazioni né di commenti di sorta. A stupire semmai è l’ordinario che diventa straordinario.

Racconta la storia di due vite diventate una sola con quel SI’ pronunciato tanti anni addietro. Quando dire, “si lo voglio” davanti a Dio aveva un valore e un significato preciso. E quel “nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché morte non ci separi” più che un vincolo matrimoniale diveniva una promessa scolpita nei cuori di chi si sceglieva per intraprendere un cammino a due. Con tutte le gioie e le difficoltà in essere. Non a caso, il proprio compagno/a di vita si chiama anche “consorte”, cioè colui o colei che ne divide la sorte, il “fardello” da portare, a volte lieve a volte pesante. Altre decisamente gravoso.

E qui torniamo alla nostra immagine che ha fatto il giro del web: lui, un uomo avanti negli anni spinge la moglie in carrozzina, sotto un sole che sfiora i 40 gradi, su una spiaggia distante dal parcheggio un chilometro e mezzo, che diventano tre col tragitto di ritorno. E una volta arrivato non si ferma al primo scorcio di spiaggia ma prosegue, seppur con difficoltà, a causa delle rotelle che continuano a insabbiarsi nell’arenile infuocato e non ne vogliono sapere di proseguire, alla ricerca della postazione migliore affinché sua moglie possa godere del panorama da un punto privilegiato.

La location è uno dei più suggestivi della Gallura in Sardegna, loro, i due protagonisti, una coppia inossidabile, lui, l’eroe del momento. Etichetta che rifiuta perché non gli appartiene. Lui è semplicemente il marito, lei la sua compagna di vita e da una vita. Non è stato sempre così. Quando si sono scelti lei era giovane e bella, amava la vita, il mare e i suoi profumi. Le loro passeggiate, a immaginare il futuro insieme, mano nella mano, non si contano. Ogni volta un’avventura, un sogno da realizzare. Tanti si sono concretizzati, altri ancora no. E forse resteranno tali, come succede a tutti. Passano gli anni, la vita di coppia si consolida sempre più, si finisce per diventare una sola persona. Pensare allo stesso modo, soffrire e gioire allo stesso modo. Ora lei è in difficoltà, non può più camminare, così le gambe di lui sono diventate le gambe di lei, “naturalmente”, senza costrizioni o doveri di sorta. “Ci sono abituato, non è un peso per me” dice a chi si offre di aiutarlo a spingere la carrozzina in quel tratto di spiaggia sprovvisto di passarella per l’accesso ai disabili.
E’ visibilmente affaticato, la fronte inperlata di sudore, ma non demorde: Lei deve avere il meglio, la postazione migliore. Lo merita lei e lo merita quel panorama mozzafiato che rigenera lo spirito oltre alla vista. “Non l’abbandono mai”, ripete ancora, “per me non è un sacrificio”.

No, per lui non è. Vedere la gioia negli occhi della sua donna lo ripaga di qualunque sacrificio. E sino a quando Dio, o chi per lui, gli conserverà le forze per farlo, lui non si tirerà indietro. Continuerà a regalarle, ogni volta che potrà, momenti indimenticabili, come quel panorama della spiaggia gallurese.

Una storia da libro cuore, ha commentato sbrigativamente qualcuno. Sbagliato. Piuttosto è una storia di cuore, di sentimenti veri, fatto di gesti più che di parole. E’ una storia d’amore, di quelle con la A maiuscola. Dove il “per sempre” non è stato sostituito da quello meno impegnativo e più moderno di “finché mi piaci” , ma continua ad avere il significato di “finché morte non ci divida”.

Un sacrificio che poteva essere evitato, ha sottolineato qualcun altro: bastava scegliere una spiaggia attrezzata per disabili, in Sardegna ce ne sono tante. Perché dunque incaponirsi per una più selvaggia e difficilmente raggiungibile anche per chi può contare sulle proprie gambe?

Non ci è dato saperlo, ma probabilmente quella spiaggia e quella precisa postazione hanno un significato per loro. Forse è proprio lì che si sono conosciuti. E forse è ancora lì che si sono dati il proprio bacio e scambiati le prime promesse. Forse è proprio lì che lei, socchiudendo gli occhi, continua a passeggiare come quando era giovane bella e piena di vita.

Una storia, questa, che ci riporta ad un’altra altrettanto commovente di qualche tempo addietro. Lui, molto anziano ogni giorno si recava a imboccare sua moglie presso la struttura dove da anni era ricoverata. Affetta da una forma grave di Alzheimer non ricordava più nulla della sua vita né riconosceva le persone, nemmeno suo marito. Ma anche lui non demordeva. Continuava coi gesti e le attenzioni a manifestarle l’amore di sempre. “Lei non sa più chi sono io, ma io so chi è lei e cosa è stata per me” spiegava a quanti gli domandavano perché non saltasse neanche uno di quelli appuntamenti.

Storie come queste non vanno spiegate. Né capite. Ma raccontate e tramandate.

E che a farlo, stavolta, sia stato un giovanissimo blogger ci fa capire che forse, per questo Paese, dove lo sport preferito è dissacrare tutto, c’è ancora qualche speranza

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, spiaggia e spazio all'aperto
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