DI VANNI ZAGNOLI
Magari l’Atalanta per tornare in Europa dovrà aspettare altri 26 anni (con Frosio e Giorgi arrivò ai quarti Uefa, nel ’90-’91), però è singolare che acquisti lo stadio Brumana dove non potrà mai giocare le coppe. Questione di vie di fuga, in parte, di inadeguatezza, persino della tribuna stampa, abbarbicata come allo Zini di Cremona, ma soprattutto del vincolo paesaggistico, delle Belle Arti, insomma.
Comunque, da ieri la Dea è proprietaria dell’impianto, esattamente come il Sassuolo del Mapei, portato via dal fallimento della Reggiana per meno di 4 milioni di euro. La Juve l’ha costruito ex novo, avviando la sequenza di 6 scudetti, l’Udinese ha modernizzato il Friuli, con quelle sedie coloratissime, mentre il Cagliari si sta costruendo la nuova arena. Il trend è evidente, sempre più club si costruiscono o sistemano l’impianto. Il Bologna fa il makeup al Dall’Ara, verso gli Europei under 21 del 1919, la Roma chissà mai quando avrà pronto il suo stadio, la Lazio ne parla da anni. Resta il San Paolo, che De Laurentiis vuol far aggiustare al sindaco De Magistris, Giggino per la stampa avversa. I Della Valle vendono la Fiorentina eppure ammodernano. Manca giusto il nuovo Penzo, senza vaporetto, ma l’idea era evaporata più volte. La privatizzazione degli impianti è accompagnata da musei e ristoranti, da centri fitness e commerciali, da cinema. Magari poi sono semivuoti, come il Mapei, con Sassuolo e/o Reggiana.
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