DI MICHELE PIZZOLATO
In Italia siamo di fronte ad un quadro politico per molti versi molto più tradizionale di quello che sembra. La lunga crisi ha prodotto una classe significativa di precari, poveri e senza speranza che è progressivamente divenuta parte politicamente attiva del paese, assumendo coscienza politica di sé.
La classe dei precari chiede alla politica soprattutto risposte su due temi in funzione della maturità politica: 1. richiesta di protezione dall’immigrazione (paura del diverso disperato e visto come concorrente); 2. richiesta di sicurezza economica dalla precarietà. Le forze politiche si schierano su questi temi:
– la destra, soprattutto la Lega, fornisce risposta alla richiesta di protezione dall’immigrazione, da un lato, dall’altro propone invece la più liberista delle politiche economiche. Due esempi: la flat tax, tassa unica, non progressiva, con chiaro vantaggio per i ricchi, e si è schierata contro il referendum per cancellare i Voucher. E’ la classica risposta della destra: porta la rabbia del povero sul disperato per tutelare il ricco;
– il M5S fornisce risposta sia alla richiesta di sicurezza economica soprattutto con il reddito di cittadinanza, sia alla esigenza, sentitissima, di profondo ricambio della classe politica incentrata su PD-FI-Lega (e cespugli di destra e sinistra) che ci hanno governato in questi ultimi 30 anni con i noti risultati;
– PD-FI e cespugli (il partito della nazione) non forniscono risposte né in termini di protezione dal diverso, né in termini di protezione economica. Rappresentano l’orientamento liberal conservatore della politica italiana; la base sociale del partito della nazione non sono i precari e i disperati, sono le classi medio alte, il “ceto medio riflessivo”…. a questi rivolgono le loro attenzioni. Un centrodestra liberal conservatore.
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