DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO
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“Gli esami non finiscono mai”. E’ vero. Siamo degli eterni scolaretti alla scuola della vita. Troppo grande è il mistero in cui siamo avvolti. Noi possiamo solo tentare di indagarlo. Come i bambini abbiamo bisogno di conservare la capacità stupirci, di ridere e giocare; di perdere tempo per meglio valorizzare il tempo. Giocare. Agli adulti non viene facile, il gioco richiede gratuità. Si gioca per stare assieme, per conoscersi meglio, per regalarsi gioia. Per stringere amicizia. Si gioca per ridere. Per fare comunione. Per gettare via il peso di una giornata di lavoro. Si gioca per sdrammatizzare. Per ritornare bambini. Gli adulti, in genere, non sanno giocare. O, almeno, non sanno farlo bene. Debbono imparare. Con umiltà. Debbono andare a scuola dai loro bambini. Senza vergogna, senza ipocrisie. Senza barare. Chiamando le cose con il loro giusto nome. Gli adulti non sanno giocare, perciò rubano ai bambini termini e giocattoli. Con questi fanno finta di imitarli e si bruciano il cervello. Pensate alle slot machine. Una trappola per gente che si lascia ammaliare. Un pessimo esempio per i nostri ragazzi. Uomini e donne, restano davanti alla macchina dalle mille luci come imbambolati, a gettare via il denaro per pagare l’affitto della casa o per la spesa. Soli. Soli davanti a una macchina assassina. Dal gioco vero si esce sudati, stanchi, gioiosi, ristorati. Da questo falso gioco si esce a pezzi. Nervosi, annoiati. Frustrati, arrabbiati, depressi. Con sensi di colpa nei confronti della famiglia maltrattata. Soli. Queste persone le vedi al bar quando entri per un caffè. Sono nostri fratelli. Dovremmo aiutarli e invece si approfitta della loro debolezza. Nel mondo, tra i tanti giochi antichi, uno in particolare, ha preso il sopravvento: il calcio. Chi lo ha inventato è stato un genio. Basta un pallone, un piccolo spazio, un gruppo di amici e… il gioco è fatto. Si corre, si suda, si scalcita, si grida, si tira. La partita di calcio riproduce una battaglia. Ci sono amici e avversari. Si attacca la squadra avversa, si difende la propria. Si combatte. Un solo desiderio: vincere. L’uomo ha sempre bisogno di un nemico da combattere. Forse dipende da questo il successo del gioco del calcio. Ben venga dunque, se ci fa più forti e più capaci. “ Un nemico nella vita sai cos’è? Un cucchiaino di zucchero nel the» cantava Mina. Se riuscissimo, allora, a essere nemici dell’ingiustizia e della povertà, della menzogna e della falsità sarebbe una cosa stupenda. Prenderemmo a combatterli con tutta la nostra forza. Se il mio nemico non è più l’uomo diverso da me ma il male che lo affligge avrò fatto un bel pezzo di strada. Credo che bisogna interrogarsi sul senso del gioco e dei “giochi”. Del tempo libero e dei milioni spesi per l’acquisto di un singolo giocatore. Occorre riflettere sugli idoli creati a tavolino e sulle conseguenze che ne derivano. Viva il gioco del calcio. Viva una bella partita di pallone quando porta a migliorare i rapporti tra gli esseri umani e a donare un po’ di gioia e di speranza per riprendere il faticoso cammino della vita. Padre Maurizio Patriciello.
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