DI ENRICO ROSSI
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Prima si è interrotta l’operazione Mare Nostrum, sostituendola con Triton e facendo dei nostri porti gli unici approdi per le navi di salvataggio, poi non siamo riusciti ad impegnare l’ONU nella costruzione di corridoi umanitari, quindi abbiamo consentito che l’Europa disattendesse gli impegni sulla redistribuzione dei profughi.
Dovevamo proseguire con determinazione le nostre battaglie e insistere, avere pazienza e spiegarci al Paese che avrebbe capito.
Invece si è scelto la strada più facile e abbiamo deciso di cambiare la linea politica.
Si è cominciato lasciandoci penetrare dal linguaggio e dalle idee della destra xenofoba.
Abbiamo accusato e minacciato all’Europa, cose impossibili, come chiudere i porti o non pagare i nostri trasferimenti…
Non avendo ottenuto nessun risultato, abbiamo pensato di fare ciò che rimproveravamo agli altri respingere i profughi, alzare un muro.
Anzi un mezzo muro.
Abbiamo fatto accordi con la guardia costiera libica, di cui non si escludono rapporti stretti con gli scafisti, e abbiamo inviato navi in appoggio.
Infine abbiamo messo all’indice le ONG e il diritto di ingerenza internazionale e di aiuto umanitario.
Ora governo e opposizione di destra sono contenti perché i “flussi” si stanno riducendo. Non si risparmiano gli applausi degli xenofobi all’operato del governo.
Nessuno si chiede che fine fanno in Libia i ragazzi, le donne e gli uomini che vengono respinti nelle galere; se essi sono assistiti, curati o se vengono violentati e trattati senza umanità.
L’importante è rassicurare gli italiani che il pericolo “invasione”, inventato strumentalmente dalla destra e rilanciato in modo assillante dai media, è stato scongiurato.
Tutto questo serve anche a non parlare d’altro, né della mafia, né della disoccupazione, né della sanità, né dei diritti del lavoro calpestatati, né dell’arretratezza del nostro Paese nell’istruzione e nella ricerca, né della povertà, né del nostro enorme debito pubblico.
La grande arma di distrazione di massa sta funzionando.
Però solo per ora.
Nel Paese cresce un’opposizione sociale e politica che troverà la via per farsi ascoltare.
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