DI GIORGIO DELL’ARTI

Occupiamoci di Licata, comune di quasi 40 mila abitanti, piazzato nella Sicilia meridionale, provincia di Agrigento, tra Gela e Porto Empedocle, sul mare. Sono le terre di Pirandello, Camilleri e del commissario Montalbano.
• Che succede a Licata?
Succede che tutti quelli che hanno potuto si sono costruiti la villa sulla costa, senza bisogno di permessi o altre rotture di scatole. La magistratura è intervenuta e ha ordinato la demolizione di questi manufatti abusivi. È capitato che una volta tanto il sindaco eletto due anni fa abbia dato corso alle ordinanze della magistratura. Ha fatto demolire 67 case. A lui, per ripicca, gliene hanno bruciate due. E l’altra sera il consiglio comunale gli ha tolto la fiducia, rispedendolo a casa e preferendo l’arrivo, inevitabile, del commissario.
• Chi è questo sindaco e quali forze politiche lo avversano?
Questo sindaco si chiama Angelo Cambiano, ha 36 anni, fa il professore di matematica e l’altra sera in consiglio ha provato a elencare le ragioni vere per cui preferiscono toglierselo di torno, ma la presidente dell’assemblea, di nome Carmelinda Callea, gli ha tolto la parola sostenendo che quello che il sindaco stava dicendo «non era all’ordine del giorno». La mozione di sfiducia aveva raccolto 16 firme ed è poi stata votata da 21 consiglieri su 40. Dopo, Cambiano ha detto: «Il vero motivo della sfiducia lo sanno tutti qual è, ma non hanno il coraggio di dirlo. Non è stata una scelta politica, quella di demolire gli immobili. Ci sono delle sentenze della magistratura e le sentenze vanno rispettate. Mi rimbombano le parole del ministro Alfano che da capo del Viminale venne a Licata e disse: “È finito il tempo della politica che coccola gli abusivi”. Ieri però i consiglieri comunali di Alternativa Popolare hanno votato la sfiducia». Cambiano ha ricevuto il pieno appoggio dei consiglieri del Partito democratico e della sezione locale del Pd. Lo stesso sindaco ha fatto capire che molti dei consiglieri che l’hanno sfiduciato sono implicati in vicende di abusivismo. Il suo vice, Daniele Vecchio, che reggerà il comune fino all’arrivo del commissario, ha denunciato la cosa in modo esplicito: «È emerso in aula il coinvolgimento più o meno diretto di consiglieri che hanno prima firmato e poi votato la mozione di sfiducia, risultando che parte di essi siano titolari di immobili abusivi costruiti nella zona di inedificabilità assoluta». Naturalmente Cambiano ha raccolto una messe di dichiarazioni solidali, mentre dall’altro versante non è uscita fino a questo momento neanche una parola. Particolarmente significativo l’appoggio di Legambiente.
• Perché?
Legambiente ha diffuso proprio ieri gli ultimi dati relativi all’abusivismo sulle coste. E nello stesso tempo ha attaccato il candidato grillino alla presidenza della Regione Sicilia (si vota in novembre), Giancarlo Cancelleri, che vuole far passare il concetto di «abusivismo per necessità», da non sanzionare.
• Quali sono i dati di Legambiente relativi all’abusivismo sulle coste?
Secondo Legambiente il cemento avrebbe mangiato la metà delle coste italiane. «Al ritmo di 25 metri al giorno,
se ne sono persi otto chilometri all’anno. Soltanto il 19% del litorale del Belpaese (1.235 km) è sottoposto a vincoli di tutela e tra le regioni più devastate per aver costruito negli ultimi decenni entro i 300 metri di distanza dalla costa, spiccano Sicilia, Lazio e Campania. La Sicilia ha il primato per urbanizzazione meno densa ma diffusa (350 km), seguita da Calabria e Puglia; la Sardegna è invece la regione più virtuosa, la meno urbanizzata d’Italia. E l’abusivismo edilizio, oltre a sfregiare il paesaggio, alimenta una vera e propria filiera del cemento illegale (dalle cave, agli impianti di calcestruzzo, fino alle imprese edili), arricchendo in molti territori le casse dei clan». Tra consumo ed erosione, su 6.500 chilometri di costa (da Ventimiglia a Trieste) 720 chilometri sono occupati da industrie e porti, 920 da centri urbani, quasi 1.700 da ville e villette (25% della costa). In tutto sono 3.300 chilometri di costa trasformati in modo irreversibile.
• Qualche caso concreto?
L’Hotel Grotte di Tiberio a Sperlonga, proprietà di un uomo politico, l’ex presidente della provincia di Latina, Armando Cusani (i turisti, per via della demolizione, sono stati costretti a sloggiare in tre giorni). Sul litorale di Fano la Guardia di Finanza ha sequestrato un’intera struttura ricettiva, 12 case mobili, 24 bungalow e un anfiteatro. I 15 pontili costruiti alla foce del Rubicone per il rimessaggio e l’alaggio dei natanti. Eccetera. Potrei andare avanti per un pezzo. La Guardia di Finanza eroga una sanzione ogni 30 ore, nei primi cinque mesi del 2017 ha realizzato 384 interventi, 54 denunce, 122 sanzioni amministrative, e sequestrato beni per 4,5 milioni.
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