DI GERARDO D’AMICO
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Lo abbiamo detto e ripetuto, che le migrazioni di milioni di persone per guerre, pulizie etniche, povertà, cambiamenti climatici devono essere governate.
Bisogna accogliere chi abbia diritti sanciti in convenzioni internazionali, che non vuol dire salvarli dalla morte in mare e poi buttarli in strada a chiedere l’elemosina. Non è sempre così ovviamente, ci sono fondi stanziati e una rete non sempre trasparente di operatori e volontari che si occupano degli alloggi, del cibo, di insegnare loro i rudimenti della lingua: ma è anche così, e questo crea allarme sociale, fa scendere in piazza gente che non è razzista ma vede con preoccupazione quella che gli viene raccontata dai razzisti e xenofobi veri come “l’invasione”. Saranno voti per la destra, alle prossime elezioni.
E però l’Italia, ma soprattutto le istituzioni sovranazionali come l’Unione o l’ONU non possono risolvere il problema con lo slogan aiutiamoli a casa loro. Che sarebbe sacrosanto, ma finché casa loro è una bidonville con le fogne a cielo aperto e niente da mangiare, finché quelle bidonville sono governate da politici sanguinari e corrotti, finché a quei politici vendiamo armi e passiamo bustarelle milionarie per i diritti di sfruttamento di giacimenti di materie prime, quello di aiutarli a casa loro resta, appunto, uno slogan.
Aiutarli a casa loro vorrebbe dire cambiare per davvero le condizioni orribili da cui scappano: soprattutto l’Onu potrebbe e dovrebbe intervenire, anche attraverso organizzazioni regionali coma la Organizzazione degli Stati Africani o la mezzaluna rossa.
Non è tollerabile, per coscienze civili, che chi venga intercettato o respinto torni negli scannatoi libici, o rispedito in Paesi dove pagherebbe con la galera o peggio, il suo tentativo di espatrio.
I soldi, a questi signori della corruzione, si diano facendosi cedere la gestione diretta dei centri di accoglienza, per avviare direttamente progetti di recupero per baraccopoli, per l’allestimento di pozzi, per l’agricoltura o l’artigianato. Quello che normalmente fanno le missioni, ma senza il carattere religioso che viene visto con sospetto, in una Africa sempre più islamizzata.
Perché aprire le frontiere, costringere altri paesi europei a fare la loro parte accogliendo i migranti certo alleggerirebbe la situazione italiana, ma non risolverebbe il problema: non è un rubinetto che perde, è un fiume in piena che c’è, dietro la diga.
PS. L’Unione Europea è la più grande occasione di pace e sviluppo che la storia del Continente abbia mai conosciuto e sperimentato: i grandi imperi che nei secoli pure hanno messo insieme grandi parti del territorio erano comunque visti dalle periferie come imposizione ed oppressione a cui ribellarsi.
Aver voluto però elevare a stati membro, con diritto di veto e di conduzione comunitaria per turnazione isolette con meno abitanti di un quartiere cittadino di una qualunque metropoli europea sta mostrando il fianco della ingovernabilità e della indecenza. Malta dovrebbe essere espulsa, e se proprio vogliono associarli con un trattato economico all’Unione.
Idem, per il versante politico, si dovrebbe fare col cosiddetto gruppo Visegrad, Ungheria e Polonia in testa, che continua a drenare risorse europee ma si comporta come fosse un corpo separato dal resto dell’Unione, per cultura, legislazione, diritti dei loro cittadini.
La Confederazione, come dimostra la storia americana, porta solo a conflitti, niente di buono.
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