DI PIERO ORTECA

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«In cinque minuti sarà tutto finito», minaccia assoluta. Trump e il Pentagono replicano con toni da ultima spiaggia mai usati dagli Stati Uniti nel dopoguerra. Mentre Kim minaccia di sparare nuovi missili su Guam il rischio di un olocausto nucleare e sempre più concreto, sostiene un preoccupato Piero Orteca.

“In cinque minuti sarà tutto finito” sibilano furiosi al Pentagono promettendo fuoco e fiamme contro la Corea del Nord. La verità è che siamo quasi al “redde rationem”. Il mondo rischia di assistere impotente al primo olocausto nucleare dai tempi di Hiroshima e Nagasaki. Quando le lingue si imbrogliano, allora comprendere dove l’altro voglia arrivare diventa sempre più difficile, specie se il primo si chiama Trump e l’altro si chiama Kim Jong-Un. Nel gioco al rialzo delle minacce (o delle spacconate, fate voi), chi mollerà per primo, gli Stati Uniti o la Corea del Nord?
Occhio, perché la situazione sta per arrivare al punto del non ritorno. E come accade per tutte le catastrofi, lo speciale “algoritmo” dell’apocalisse che, step by step, si è messo in moto, alla fine potrebbe causare quello che in questa fase tutti esorcizzano disperatamente. Forse anche per questo Trump è stato ecumenicamente bacchettato, dopo essere sceso quasi sul piano della rissa da cortile, promettendo sfracelli che, secondo molti commentatori, non sarà mai (per fortuna, aggiungiamo noi) in grado di scatenare.
Ma perché la crisi nordcoreana ha avuto questa drammatica accelerata? I motivi sono diversi, e tutti spingono nella stessa direzione. Sostanzialmente, sono cambiate le regole del gioco. Abbiamo scritto, e lo ribadiamo, che il problema non è rappresentato solo dalle bombe atomiche che la dinastia dei Kim ha collezionato, quanto piuttosto dalla possibilità di farle esplodere sulle teste degli americani. E qui prima ce ne correva.
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http://www.remocontro.it/2017/08/11/latomica-puntata-sugli-usa-rischia-cancellare-la-corea/

 

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