DI CECILIA CHIAVISTELLI
Circolano poche e stringate notizie nella Repubblica Ceca sulla questione migranti. Sui giornali non ci sono articoli ma trafiletti, qualche volta spunta un sondaggio. Per un italiano che vive quotidianamente, sulla sua terra, il problema non è facile abituarsi al silenzio, soprattutto quando si sa che la ritrosia ceca a parlare di migranti in patria diventa decisa e precisa nel rapporto con gli Stati membri d’Europa.
Il governo ceco ha una posizione chiara in Europa. Fa parte del Gruppo di Visegrad.
Anzi rappresenta lo zoccolo duro del gruppo, mentre la Polonia, un altro paese dell’ex Est Block ha posizioni leggermente più morbide, pur restando fermamente contrario sull’accoglienza. Da alcuni sondaggi emerge che la maggioranza dei cechi rifiuta i migranti, in generale, anche se c’è un’apertura verso chi scappa dai conflitti. Una piccola percentuale accetterebbe la loro adozione, quindi un asilo temporaneo, fino a quando non sono in grado di tornare al loro paese d’origine. Si discolpano con varie motivazioni, culturali, religiose, storiche. Ma sempre rifiuto è. Sul suolo boemo i migranti sono di tanti tipi, africani, orientali, ucraini, zingari e europei. Per ogni origine è riservato un diverso status.
In Cechia hanno fame di immigrati, ma qualificati, con una laurea, come ha recentemente detto la responsabile del dipartimento di servizi per l’immigrazione Deloitte, Anastasia Verkhorubová “La Repubblica Ceca sta cercando di essere tra i paesi tecnologicamente avanzati investendo notevoli risorse in vari settori. Migliorare l’efficienza tecnologica con l’introduzione di soluzioni innovative e personale altamente specializzato porterà ad abbreviare il periodo di trasformazione”.
Il rifiuto ceco è focalizzato sui rifugiati provenienti dall’Africa e dal Medioriente. Gli uomini provenienti dai barconi sono vissuti come attentatori alla sicurezza e al benessere dei boemi, i quali si aspettano da parte degli stranieri un adattamento alle abitudini della cultura ceca. Per gli ucraini la questione è differente, rappresentano manovalanza a buon prezzo.
I mezzi di informazione come tv e radio usano altri argomenti per giustificare la linea dura del governo ceco e l’assenza di migranti (non se ne vede uno).
L’alibi. Si dice che i rifugiati non entrano in questo paese perché le richieste dello Stato sono accoglienza in cambio di lavoro. E chi tra loro ha voglia di lavorare desiste perché gli stipendi sono troppo bassi e la loro attività sarebbe mal retribuita. I migranti preferiscono quindi paesi, come la Germania o la Svezia, dove si realizzano cifre maggiori da destinare un po’ alla propria sopravvivenza e il resto spedito a casa. La Repubblica Ceca non rappresenta un paese desiderabile.
Parlano anche che la Lituania ha spedito un uomo direttamente a Lampedusa per convincere questa gente a seguirlo nel suo paese dove troveranno accoglienza e lavoro. Ma i poveracci preferiscono prendere strade dove il reddito è più alto.
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