DI LUCA SOLDI

 

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Dunque allo scandalizzarsi di queste ore per la strage del Gargano assistiamo a degli strani fenomeni.
C’è chi rispolvera l’antimafia, chi proclama fedeltà allo Stato, chi si addentra all’analisi del problema ed infine chi agita le paure e rifugge la ragione di quel che succede.
C’è il ministro Minniti che per placare le coscienze invia poco meno di duecento uomini togliendoli da altri territori sotto scacco.
Pochi ricordano che le mafie sono il nostro cancro, sono la nostra guerra quotidiana.
I quattro morti d’ieri ci avvertono che più di qualche cosa non va bene.
Due di loro pare che fossero lì ignari testimoni di una condanna ordinata in qualche salotto “onorato”.
Adesso anche loro finiranno nel lungo elenco delle vittime innocenti delle mafie.
Vale la pena ricordare che nel foggiano sono decine le persone uccise dalle mafie “militari”, sarà forse per questo che Libera ha deciso che il prossimo anno, il 21 marzo, verrà “celebrato” proprio in quella terra.
Ma non lo sarà solo per quella terra che centinaia di migliaia di giovani si metteranno in cammino.
Lo faranno anche per quelle miserie morali e sociali che fanno si che tutto ciò sia sopportato e tollerato.
E’ bene rammentate che le mafie sono forti e devastanti anche dove non spargono sangue.
Dove agiscono dalla tastiera del computer per segnare i destini di vittime inconsapevoli.
In luoghi del Paese dove sono ben “sopportate” perché non spargono sangue, ma devastano la società, la vita sociale ed il bene comune.
È indubbio affermare che aldilà di tutte le paure che certi ambienti vogliono farci coltivare, le mafie, il loro sistema, sono il male assoluto che si nasconde in ogni città del nostro Paese. Sono il nostro “ISIS”.
Sono forse anche peggio.
La loro storia è d’altra parte costellata di vicende vergognose a tutto il genere umano.
Subdolamente si mimetizzano nel favore disinteressato all’amico, nella sala scommesse, nelle macchinette mangiasoldi, bel terreno fertile della politica corrotta ma anche in quella avida di potere.
Si nasconde nelle consorterie, nella finanza creativa, nelle massonerie ( deviate, come ci ricorda di aggiungere sempre don Ciotti).
Questa ennesima strage ci rammenta l’impegno alle corresponsabilità e ricorda alla comunità che deve essere approvata al più presto la nuova legge antimafia.
Sarebbe stato utile fare di più e meglio, ma siamo in guerra, è inutile nasconderlo.
La mafia, le mafie sono la nostra guerra, la nostra emergenza.
Occorre fare in fretta, c’è il rischio di un corto circuito nella memoria collettiva che faccia passare quello che ci succede attorno come i semplici fatti di cronaca da leggere poco impietositi sotto il solito sole d’agosto.
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